Le imprese sottovalutano la forza delle rete: il caso “The Blond Salad” di Chiara Ferragni

di Beniamino Piccone - 24 marzo 2017

Molti imprenditori italiani considerano la rete qualcosa di esoterico, di lontano dai loro interessi. Credono sia qualcosa lontano da loro. Si sbagliano di grosso perchè è una miniera di opportunità per la loro impresa.

Se pensiamo alla crisi che ha colpito Benetton con l’avvento non solo di H&M e Zara ma anche di Zalando - società di e-commerce fondata in Germania specializzata nella vendita online di scarpe, vestiti e altri accessori, oggi con 11mila dipendenti – ben si può capire come la rete sia decisiva.

Si parte sempre piccoli, poi si cresce. Specie all’estero. Prendiamo Chiara Ferragni, laureatasi in Bocconi e protagonista sulla rete con il blog “The blond salad” (creato nel 2009), un luogo dove la bella Ferragni – compagna dell’ancora più noto Federico Lucia, in arte Fedez – commenta e sponsorizza oggetti e capi di moda. Da qui la dicitura “fashion blogger”.

Sul suo blog si legge: “Chiara Ferragni collabora con le case di moda più importanti, è protagonista di editoriali e delle copertine delle riviste più lette, è direttrice creativa della sua omonima linea di scarpe che è interamente made in Italy ed è riconosciuta da Business of Fashion e Forbes come uno dei personaggi più influenti del sistema moda”.

Come scrive Beppe Severgnini sul Corriere della Sera, in molti settori i blogger stanno soppiantando i giornalisti. Il pubblico li segue; la pubblicità li ama; le aziende li corteggiano”. Sembra assurdo, ma la gente si fida di più dei blogger – che in questo caso vengono pagati dalle case di moda – che dei giornalisti. L’apprezzamento a pagamento vale di più di un giudizio imparziale? Forse il giudizio apparentemente imparziale non viene ritenuto tale dal pubblico.

Il fashion blogger viene retribuito per indossare vestiti e accessori. Chiara Ferragni – bravissima! - si fa pagare parecchio. “The blond salad” fattura 25 milioni di dollari e dà lavoro a circa 40 persone. Ogni giorno esce sul blog con molte proposte di moda, colorate, sgargianti e commentate in modo cool. Le foto sono curatissime. Ferragni ha diversi ghostwriter che riempiono di commenti le aree del sito “Fashion”, “Lifestyle”, “Beauty”, “People”, “Talents”. C’è da imparare. Intanto le foto dei baci di Chiara con Fedez su Instagram fanno il botto e accrescano la notorietà di “The blond salad”

Chi sta prendendo delle contromisure è il CEO di Gucci, Marco Bizzarri, che sta cercando di rimodellare l’alta moda per “Instagram generation”. Il “Financial Times” del 6 marzo 2017 elogia Bizzarri che, forte di una crescita delle vendite del 12,7% nel 2016, invita ad osservare con attenzione i social media, che non solo spingono i trend, ma li influenzano in modo imprevedibile: la rete influenza le “millenial women” a comprare più articoli di moda, costringendo il retailer ad avere molta più merce negli scaffali. A questo punto è decisivo avere una rete di information technology che informi in presa diretta quali siano i capi che vanno e quali no, per indirizzare subito la produzione.

Così come i supermercati hanno aumentato i margini e il fatturato con una propria linea – si parla di “private label” quando il produttore di marca vende con il marchio della società che espone – la Ferragni si è lanciata con una propria linea di scarpe, con lei direttore creativo.

Siamo sicuri che sia solo un primo passo per allargare l’offerta di moda. Di Chiara Ferragni sentiremo ancora parlare. Magari tra qualche anno si quoterà sul mercato. E qui in Italia molti resteranno di stucco, ma non è un Barbatrucco, è capacità di visione.

Beniamino Piccone Private banker - Economista - Docente universitario

@beniapiccone 

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