Come far morire un’impresa nel passaggio generazionale: il caso Mivar

di Beniamino Piccone - 4 aprile 2017

Quando negli anni Settanta (1971) Claudio Dematté fondò la Scuola di Direzione Aziendale della Bocconi uno degli obiettivi che si pose era migliorare la cultura di management delle imprese italiane. Avendo per lo più sul territorio italiano piccole e medie imprese, il problema chiave spesso è il passaggio generazionale. Si può verificare quello che Ichak Adizes ha definito la “trappola del fondatore”, trappola che porta al decadimento o al fallimento dell’impresa.

Scriveva Demattè nel maggio 2001: “Adizes, a dire il vero, estende il concetto fino a definirlo la “trappola della famiglia”: perchè il successo che ha arriso all’impresa infonde all’imprenditore un senso di onnipotenza che lo induce, non solo a cambiare il modello, ma a peggiorarlo con scelte di tipo nepotistico”.

Le parole di Demattè mi sono tornate in mente quando ho letto che il patron di Mivar, storica impresa produttrice di televisori di Abbiategrasso, ha offerto gratuitamente il proprio stabilimento – ora vuoto e inutilizzato – alla Samsung affinchè produca in loco le tv al plasma.

Carlo Vichi – fiero di avere i manifesti di Benito Mussolini in ufficio – non si è fidato dei figli, non ha scelto manager esterni, ha voluto fare tutto da solo. Ha compiuto un errore storico, non ha investito in ricerca. Ha puntato sul modello fatto di prezzi competitivi abbinati a una buona qualità del prodotto. Ma quando i coreani investivano sui nuovi schermi al plasma, Vichi cosa faceva? Comprava come persona fisica un capannone per poi rivenderlo con profitto alla Mivar Spa, che si è trovata tra capo e collo un immobilizzazione (con gli oneri finanziari al seguito), fino a che la produzione si ferma  nel 2013.

Quando Cesare Romiti cacciò il grandissimo Vittorio Ghidella, Fiat Auto smise di investire nella ricerca di nuovi modelli. Sfruttando l’onda lunga del successo della Uno - presentata a Cape Canaveral! – pensava di poter vivere sugli allori. E dopo Uno e Tipo, e soprattutto senza il cervello di Ghidella, la Fiat si imbarcò e iniziò un ciclo pesantemente negativo. L’allontanamento di Ghidella sarà una delle peggiori scelte dell’avvocato Agnelli, che perse l’uomo migliore al mondo nel campo automobilistico. “Non ci si improvvisa ingegneri ed esperti di automobili a sessant’anni”, sarà l’acido commento di Ghidella, che quando arrivò in Fiat nel 1979 trovò vuoti i cassetti dei nuovi progetti.

Vichi ha fatto lo stesso. Ha investito in un capannone (che fissa gli immobili per gli imprenditori miopi!) invece di concentrarsi sulla gestione caratteristica, sul prodotto, in ricerca e sviluppo. La Mivar arrivò, al picco del successo, a produrre un milione di televisori l’anno con un fatturato di 300 miliardi di lire.

“Solo pensando a Mussolini riesco a superare questo periodo di crisi”, disse Vichi, che non ha mai delegato a manager esterni, non ha mai pensato di gestire il passaggio generazionale. Siamo nel caso classico della “trappola del fondatore”, descritto dal prof. Demattè tanti anni fa. Dispiace anche perchè la cassa integrazione straordinaria dei dipendenti la pagano i contribuenti. I figli di Vichi, come i figli di Henry Ford, avrebbero dovuto prendere il posto del patron, ma questi si oppose in ogni modo, così da lasciare intorno a sè terra bruciata.

Beniamino Piccone Private banker - Economista - Docente universitario

@beniapiccone 

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2 Commenti :

Inviato da Andrea Pilotti il 17 agosto 2017 alle 12:12

Articolo molto interessante, in Abruzzo abbiamo un detto inverso: "i padri costruiscono e i figli sfasciano". In ogni caso il passaggio di guardia da padri a figli è sempre piuttosto complesso e impervio, almeno per la mia personale esperienza nel tessuto imprenditoriale dell'Abruzzo. In quanto a Vichi, francamente un personaggio cosi radicale nel pensiero, stupisce per quanto sia riuscito a realizzare.

Inviato da andrea pilotti il 17 agosto 2017 alle 12:13

Articolo molto interessante, in Abruzzo abbiamo un detto inverso: "i padri costruiscono e i figli sfasciano". In ogni caso il passaggio di guardia da padri a figli è sempre piuttosto complesso e impervio, almeno per la mia personale esperienza nel tessuto imprenditoriale dell'Abruzzo. In quanto a Vichi, francamente un personaggio cosi radicale nel pensiero, stupisce per quanto sia riuscito a realizzare.

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