Le medie imprese sono la forza del Paese: il caso Zegna

di Beniamino Piccone - 11 aprile 2017

Giuseppe Berta – che insegna alla Bocconi Storia contemporanea – si è chiesto nel suo ultimo “Che fine ha fatto il capitalismo italiano?” (il Mulino, 2016) perchè le nostre migliori imprese non siano riuscite a raggiungere una dimensione e un’attitudine veramente capitalistica. Berta pensa che sia mancata “la capacità di costruire quell’intreccio virtuoso tra politica, economia e istituzioni che in altri Paesi è stato creato ed è diventato un retroterra fondamentale per lo sviluppo di gruppi più robusti”.

A fronte dell’incapacità dell’alto capitalismo di affrontare le sfide della globalizzazione e della digitalizzazione, all’Italia sono rimaste le medie imprese, il capitalismo delle multinazionali tascabili, quelle imprese, prevalentemente familiari, che cercano in tutti i modi di uscire dal pantano dell’economia domestica e di conquistare i mercati internazionali.

Sono stati appena pubblicati i risultati di Ermenegildo Zegna, un’impresa familiare (controllo al 100% in mano alla famiglia fondatrice) che anticipò l’espansione nel Sud-Est asiatico aprendo in Cina nei primi anni Novanta. La lungimiranza, nel corso del tempo, ha pagato. Il fatturato 2016, in calo rispetto al 2015, si è mantenuto sopra il miliardo di euro (1,156) con un ebitda di 125 milioni. L’export ormai ha raggiunto il 90%. Siccome spesso il capitale circolante pesa sulla crescita, Zegna ha investito molto per ridurre inventario e circolante netto, di modo da concentrare il capitale per gli investimenti, destinati dalla produzione al marketing, dalla tecnologia al retail.

Il gruppo biellese guidato da Gildo Zegna ha puntato sulla verticalizzazione produttiva, sulla catena del valore controllata internamente: “From sheep to shop, dalla pecora al negozio”, viene sintetizzato efficacemente. La filiera è presidiata. Si parte dalla materia prima – allevatori australiani per la lana, cashmere e vicuna da altri Paesi – per arrivare al prodotto finito che viene venduto nei 513 negozi nel mondo, di cui 287 a gestione diretta.

Sebbene Zegna abbia investito nell’e-commerce e nel marketing digitale, al quartier generale di Biella sono convinti che “il lusso autentico sia lento per definizione”. Conta sempre di più il rapporto diretto con il cliente. Nell’atelier appena aperto a Milano si sono sei sarti in grado di personalizzare perfino il tessuto. Al contempo, navigando sul sito di Zegna, si può subito fissare online un appuntamento nel negozio Zegna più vicino.

Meritevole di segnalazione il desiderio della famiglia Zegna di mantenere un forte rapporto con il territorio. La Fondazione Zegna - istituita nel 2000 - ha l’obiettivo di dare continuità ai valori, alla filosofia e al lavoro del fondatore, Ermenegildo Zegna. Prendendo a esempio l’uomo che, nel 1910, fondò il Lanificio Zegna a Trivero (comune di 6.200 abitanti in provincia di Biella), la Fondazione mira a coesistere in armonia con la natura e a proteggere il benessere sociale e lo sviluppo culturale della comunità locale.

Un milione di euro l’anno viene investito nelle borse di studio Zegna che sono riservate a persone di talento che vogliono specializzarsi all’estero, a patto che si impegnino a tornare nel Belpaese. A fronte di tanti giovani costretti a partire per veder valorizzate le proprie conoscenze e competenze, fa piacere vedere un gruppo industriale che investe nei laureati italiani, affinchè poi possano dare il loro contributo alla crescita di un’impresa che ha ben 107 anni.

Beniamino Piccone Private banker - Economista - Docente universitario

@beniapiccone 

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