Consulenti del Lavoro: riformare l’art. 117 della Costituzione

di Luigi Piscitelli - 30 ottobre 2013

Ritornare alla versione dell’articolo 117 della Costituzione precedente alla riforma del 2001. È questo quanto chiede la Fondazione Studi del Consulenti del Lavoro, che vede nelle modifiche apposte a questa norma costituzionale un grosso ostacolo in materia di legislazione sul lavoro.

La riforma del 2001 ha infatti previsto che la potestà normativa generale appartenga allo Stato e alle Regioni, posti sullo stesso piano, con attribuzione per competenza su temi specifichi. Questo ha generato una certa confusione, soprattutto per quanto riguarda la legittimazione a emanare leggi, che può essere di diversi tipi:

  • esclusiva dello Stato;
  • residuale (esclusiva) delle Regioni;
  • concorrente.

Ciò ha determinato una notevole difficoltà di individuazione della normativa competente a tutto svantaggio del certezza del diritto. La riforma, infatti, in materia lavoristica crea difformità di comportamenti e di modalità attuative in relazione a diversi istituti contrattuali e alla stessa gestione delle procedure di accesso alla occupazione.

Per quanto riguarda l’apprendistato professionalizzante, per esempio, le Regioni entro il 30 settembre 2013 avrebbero dovuto approvare le apposite linee guida. In caso contrario, è prevista l’applicazione diretta della normativa del D.L. n. 76/2013:

  • eliminazione del piano formativo per la formazione trasversale;
  • adozione di un modello unico per la tenuta del libretto formativo;
  • previsione delle regole della formazione centralizzate in un’unica Regione per le imprese multi localizzate.

È evidente quindi che esisteranno difformità legislative tra le diverse Regioni.

Difficoltà operative si hanno anche sul sistema di collocamento diffuso sul territorio, oltre a quelle relative ai tirocini formativi. Questa materia è regolata dalle rispettive normative regionali e, in via residuale, dall’art. 18 della L. n. 196/1997 e dal relativo regolamento di attuazione D.M. n.142/1998. Ciò determina una inaccettabile differente regolamentazione dei tirocini a seconda della Regione interessata.

Senza dimenticare poi le differenti posizioni regionali in materia di obbligatorietà e vidimazione del registro infortuni, o la diversità delle procedure in materia di cassa integrazione in deroga, che incide molto spesso sul diritto stesso dei lavoratori di accedere alla prestazione assistenziale e/o previdenziale.

La regionalizzazione, pertanto, ha portato a una segmentazione territoriale dei rapporti di lavoro, creando spesso incomprensibili conflittualità con le norme nazionali.

 

Consulta il parere della Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro sulla riforma dell’art. 117.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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