Breve guida al contratto intermittente: tutte le novità del D.L. n. 76/2013

di Luigi Piscitelli - 15 ottobre 2013

Il decreto legge n. 76/2013 (convertito nella legge n. 99 del 9 agosto 2013) varato dal governo Letta ha apportato numerose novità in materia di lavoro. Tra queste, sono state introdotte modifiche al contratto intermittente, previsto inizialmente dalla cosiddetta “Legge Biagi”. Una guida redatta dal Centro studi dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro cerca di fare luce sui principali cambiamenti.

L’articolo 33 del D.Lgs. n. 276/2003 definisce il contratto di lavoro intermittente (detto anche “a chiamata” o “job and call”) come “il contratto mediante il quale il lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa per periodi non continuativi, anche a tempo determinato”.

Già la “Riforma Fornero” (legge n. 92 del 28 giugno 2012) aveva introdotto importanti modifiche al testo originario. Nello specifico, i punti principali sono i seguenti:

  1. previsti nuovi requisiti soggettivi e obbligo di comunicazione alla Dpl per chiamare il lavoratore (pena una sanzione che va da euro 400 ad euro 2.400 per ogni lavoratore) se la prestazione dura per almeno 30 giorni;
  2. Viene abolita la possibilità di utilizzo del contratto intermittente durante i periodi festivi o durante i week end e viene affidato ai CCNL il compito di determinare i casi in cui è possibile utilizzare questo contratto. Tuttavia rimane la possibilità di stipulare tale contratto con soggetti aventi meno di 25 anni e con soggetti over 55 anche in assenza di specifiche disposizioni contrattuali. I contratti conclusi in data anteriore al 18 luglio 2012 e non più in linea con le nuove regole dovevano risolversi di diritto entro la data del 18 luglio 2013.

Il decreto legge n.76/2013 ha invece introdotto le seguenti novità:

  1. introdotto il limite alle chiamate a 400 giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari riferite al singolo rapporto di lavoro; il computo deve essere tenuto a partire dal 28 giugno 2013 e anche le prestazioni di poche ore lavorative valgono come giornate ai fini del calcolo del nuovo limite. Sono esclusi da tale nuovo limite i settori del turismo,dei pubblici esercizi e dello spettacolo. Ai fini del calcolo delle giornate non vanno invece incluse le giornate di chiamata successivamente annullate, ovvero quelle non annullate ma non effettivamente lavorate. La conseguenza al mancato rispetto del nuovo limite imposto dalla normativa è la conversione del rapporto di lavoro nella forma a tempo pieno indeterminato.
  2. spostamento della scadenza del regime transitorio dettato dalla riforma Fornero. In effetti, i contratti conclusi in data anteriore al 18 luglio 2012 e non più in linea con le nuove regole si dovevano risolvere di diritto entro la data del 18 luglio 2013, ma il D.L. n.76/2013 ne ha prorogato la scadenza al 1 gennaio 2014.

 

Consulta la Guida completa al contratto intermittente del Centro studi dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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