La 231 anche per le Pmi

di Massimo Cella - 3 febbraio 2014

I Modelli Organizzativi previsti dal D.Lgs. 231/2001 possono essere redatti ed attuati anche dalle piccole e medie imprese che seguiranno, necessariamente, procedure meno onerose in termini di adempimenti formali, sempre nel rispetto delle Linee Guida di riferimento. Ma attenzione a non confondere l’aderenza a questi codici di comportamento con una standardizzazione spersonalizzata, o peggio, un’approssimazione modesta nella redazione del Modello. In questi ultimi casi, infatti, l’ente non avrebbe alcuna possibilità di esimersi dall’eventuale configurazione di una responsabilità amministrativa prevista dal D.Lgs. 231/2001, che potrebbe comportare, in determinate ipotesi, conseguenze del tutto gravose, come l’applicazione di sanzioni pecuniarie o interdittive.

Il panorama normativo

I modelli di organizzazione, gestione e controllo previsti dall’art. 6 del D.Lgs. 231/2001 sono l’unico strumento che la normativa fornisce all’operatore economico per potersi esimere, in determinati casi, dalla responsabilità amministrativa degli enti. Il condizionale è d’obbligo, considerato, in prima battuta, che l’adozione del Modello Organizzativo deve rispondere a degli standard di idoneità ed efficacia coerenti con la specifica realtà economica di riferimento. Contestualmente, tale Modello deve prevedere idonei protocolli operativi di gestione, organizzazione e controllo, forti di una reale capacità preventiva verso la commissione di specifici illeciti penali. 

Ai fini della verifica dell’efficacia e idoneità del Modello, il decreto istituisce un organismo, l’Organismo di Vigilanza, a cui spetta la funzione di vigilare sul corretto funzionamento del Modello Organizzativo. All’art. 6, comma 1, lett. b) del decreto viene espressamente previsto, inoltre, che l’OdV curi l’osservanza dei modelli, nonché l’aggiornamento costante, tempestivo e puntuale. Per questi motivi, i componenti di tale organismo devono necessariamente godere di determinati requisiti specifici. Fondamentali, sono le qualità di: onorabilità, non essere nemmeno sottoposti a procedimenti penali per i reati collegati o connessi agli illeciti individuati nel modello, nonché professionalità, ovverosia l’essere dotati di specifiche competenze nelle attività di natura tecnica ed ispettiva.

Considerando, inoltre, il campo d’applicazione del D.Lgs. 231/2001, la dicitura del dettato normativo, in riferimento ai suoi destinatari, è volutamente ampia. Il fine è di estenderne l’applicabilità a un numero estremamente ampio di soggetti, dal momento che il termine enti, oltre che sottolineare la vasta portata della normativa, include ogni tipo di soggetto collettivo.

In particolare, il decreto è rivolto:

  • agli enti forniti di personalità giuridica;
  • alle società;
  • alle associazioni (anche prive di personalità giuridica);
  • alle fondazioni;
  • alle altre istituzioni, sempre di natura privata, che non hanno come scopo lo svolgimento di un’attività economico-imprenditoriale;
  • alle società di capitali e cooperative;
  • a tutti gli altri enti privati anche senza personalità giuridica come le società a base personale e le associazioni non riconosciute.

Da qui, diventa facile interpretare come anche le piccole e medie imprese – enti economici espressamente previsti come destinatari degli effetti del D.Lgs. 231/2001 – abbiano tutto l’interesse a dotarsi di tali Modelli, considerando, inoltre, la mancanza di una alternativa di carattere preventivo. Si crea, quindi, in capo all’ente, una sorta di necessità di fatto: scegliere, se dotarsi o meno, dell’unico strumento previsto del decreto che abbia una capacità esimente di tale responsabilità “amministrativa”.

Ciò è importante, soprattutto, poiché la configurazione di questa responsabilità fa scattare, in capo all’ente, delle particolari sanzioni espressamente previste nel decreto:

  • sanzioni pecuniarie;
  • sanzioni interdittive di carattere temporale (tra cui la sospensione delle autorizzazioni operative, dell’attività, della possibilità di contrarre con la Pubblica Amministrazione).

L'approccio operativo

Posta questa premessa normativa, da un punto di vista pratico, è chiaro che un qualsiasi ente economico tenga in considerazione, prima di tutto, quello che è il risultato del bilanciamento tra i costi e i benefici.

Se da un lato, tutte le imprese, a prescindere dalla loro organizzazione, struttura e dimensione organizzativa, sono espressamente soggette al dettato normativo del D.Lgs. 231/2001 (e quindi destinatarie, ove previste, delle predette sanzioni), dall’altro, allo stesso modo, non si può richiedere agli stessi enti economici di piccole e medie dimensioni di dotarsi di un Modello Organizzativo a fronte di un onere organizzativo (e non solo) chiaramente eccessivo (rispetto, invece, alle imprese di più grandi dimensioni).

Per le Pmi, la norma già prevede espressamente che l’Organismo di Vigilanza negli enti di “piccole” dimensioni, possa coincidere con l'organo dirigente, proprio in virtù della struttura “tendenzialmente elementare”, o comunque caratterizzati da un assetto decisorio agile, scarsamente improntato a deleghe di funzione.

Contestualmente, per rispondere ad un’esigenza attuale da parte del tessuto imprenditoriale anche per le Pmi, le associazioni di categoria redigono delle preziose “Linee Guida” (o codici di comportamento), intese come veri e propri strumenti operativi (utilissimi) per orientarsi in fase di redazione del Modello Organizzativo, capaci di introdurre quelle che sono le “procedure semplificate per l’adozione e l’efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese”.

Tali indicazioni, tuttavia, se da un lato offrono la possibilità all’ente di dotarsi di un Modello c.d. “semplificato”, dall’altro, necessitano di una calibratura rispetto alla singola realtà societaria per evitare l’adozione di un Modello preconfezionato e del tutto standardizzato, che non abbia un carattere di personalizzazione e che non sia specificatamente destinato all’ente.

Per questo motivo, sarà ritenuto adeguato solo il Modello redatto tenendo in considerazione le caratteristiche organizzative e gestionali, produttive ed economiche proprie dell’ente, in attuazione di quei protocolli operativi idonei alla prevenzione di ipotesi delittuose, soprattutto, dopo l’estensione, tra gli altri, delle ipotesi di reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro nel novero dei reati presupposto ex art. 24 D.Lgs. 231/2001.

Gli effetti positivi per gli enti economici che scelgono di dotarsi di un Modello Organizzativo che risponde alle esigenze esposte non sono per nulla trascurabili. Ma tale effetto positivo, sarà possibile solo nei casi in cui il Modello sia adeguatamente redatto e (non ci stancheremo mai di dirlo) predisposto prevedendo idonei protocolli operativi personalizzati e adattabili ad ogni diversa realtà aziendale, con lo scopo (anche) di proteggere il patrimonio aziendale dalle eventuali conseguenze di un’applicazione, anche se del tutto occasionale, delle gravose sanzioni previste dal decreto.

Di seguito i link alle linee guida per la redazione del Modello delle principali Associazioni:

Aiba

Anav

Ance

Ancpl

Asstra

Confservizi

Confindustria


Massimo Cella

@GruppoPLS

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