CdL lombardi a congresso: “Il decreto lavoro non basta”

di Luigi Piscitelli - 21 maggio 2014

Il “decreto lavoro” da solo non è sufficiente. Una parziale bocciatura che arriva a pochi giorni dall’approvazione definitiva da parte del Parlamento del D.L. n. 34/2014, voluto dal Governo Renzi. L’occasione è stata quella del Congresso regionale dei Consulenti del Lavoro della Lombardia, tenutosi nei giorni scorsi presso la Fiera di Milano.

“Progettiamo il lavoro di domani” è stato il filo conduttore di questo importante appuntamento, nel corso del quale sono state esposte le idee per una “funzione più progettuale e proattiva” della figura dei consulenti. A partire da una riforma radicale del mercato del lavoro che, nelle intenzioni dei professionisti, dovrebbe seguire determinate linee guida:

  • semplificazione;
  • semplicità operativa;
  • razionalità;
  • chiarezza e certezza del diritto;
  • superamento del dualismo tra datore di lavoro e lavoratore;
  • rigore.

Molte sono state le proposte messe in campo, in primo luogo proprio una definitiva semplificazione dei contratti, che miri a identificare “tutto ciò che non è autenticamente riconosciuto come lavoro autonomo, come lavoro subordinato”. Tre, nei “desiderata” dei consulenti, dovrebbero essere le tipologie contrattuali:

  • lavoro subordinato – indipendente;
  • lavoro a mezzo voucher;
  • piccolo e micro imprenditore.

Congress _cdl _lombardia

Il contratto a tempo indeterminato è da considerare quello di riferimento, ma in materia di licenziamenti è necessario, sempre secondo i professionisti, prevedere una forma risarcitoria graduale in funzione della dimensione aziendale. Il reintegro, invece, dovrebbe essere previsto soltanto in caso di licenziamento discriminatorio.

A commentare positivamente le proposte – non senza un certo grado di pessimismo – è stato Tiziano Treu, padre di quella riforma che ha dato il là alla flessibilità dei contratti di lavoro. “Alcuni degli interventi evocati sono già presenti nella legge appena varata dal governo – ha commentato l’ex ministro del lavoro –. Le semplificazioni sono una cosa positiva, ma è molto difficile ottenerle”. Una nota critica arriva invece per l’eliminazione di quella “zona grigia tra subordinato e parasubordinato”. “Io penso che sia sbagliato abolirla – ha dichiarato infatti Treu –. Il problema semmai è fare in modo che quel grigio non diventi nero o che non serva a coprire rapporti subordinati”.

Antonio Maresca, professore ordinario di diritto del lavoro nell’Università “La Sapienza” di Roma, ha poi posto l’accento sul “problema dei costi del cambiamento” che una riforma radicale comporterebbe. Rosario De Luca, presidente nazionale dei Consulenti del Lavoro, ha invece lanciato una provocazione: “Per poter ragionare in maniera seria di semplificazione bisogna partire da zero. È necessario eliminare l’articolo 117 della Costituzione, perché il decentramento alle Regioni ha causato soltanto confusione”. “Siamo in un momento in cui tutti gli interventi – ha proseguito De Luca –, anche giusti, non hanno alcun tipo di valenza dal punto di vista strutturale. Dobbiamo intervenire in maniera radicale sulla nostra economia”.

Nel corso del congresso sono stati presentati anche i risultati di una ricerca condotta sul territorio lombardo e relativa al 2013, dalla quale emerge che quasi un contratto su due in regione è a tempo determinato (43,31%). Seguono nella graduatoria il contratto a tempo indeterminato (22,41%), il part-time (14,34%), apprendisti (5,84%), lavoro accessorio (5,26), contratto a progetto (5,04%).

Ci sono infine piccoli segnali di ripresa dell’occupazione: nell’area milanese il numero di dipendenti in cassa integrazione o contratti di solidarietà, nel 2013 si è dimezzato rispetto al 2012, passando dal 7,54% al 3,94% del campione.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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