Jobs act: Adapt promuove le riforme, ma con riserva

di Luigi Piscitelli - 12 giugno 2014

All’indomani del suo insediamento come presidente del consiglio, Matteo Renzi aveva da subito annunciato un consistente intervento sulle politiche del lavoro, condensato nella formula inglese “Jobs act”. Il 20 marzo scorso questa intenzione si è tradotta nel D.L. n. 34/2014 (convertito poi con modificazioni nella legge n. 78/2014), che ha introdotto alcuni interessanti interventi in materia.

Un ebook recentemente diffuso da Adapt (Scuola di alta formazione in relazioni industriali e di lavoro), a cura di Michele Tiraboschi, ne ha analizzato gli aspetti critici e gli elementi di innovazione. A cominciare dalla nuova disciplina del lavoro a termine, che presenta un importante cambiamento: fulcro dell’intervento legislativo è il superamento del regime delle causali di giustificazione della apposizione di un termine di durata al contratto di lavoro subordinato che rappresentavano il baricentro del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368. Viene meno, in particolare, la necessità di indicare, ai sensi dell’originario art. 1, comma 1, del D.Lgs. n. 368/2001, una esigenza di natura tecnica, organizzativa, produttiva o sostitutiva per la legittima indicazione di un termine. Secondo quanto rilevato dagli autori, “l’intervento legislativo è indubbiamente incisivo e profondo anche se adottato sull’onda emergenziale del drastico incremento dei tassi di disoccupazione e, forse per questo, privo di una chiara logica di sistema posto che il regime limitativo dei licenziamenti in caso di assunzioni a tempo indeterminato imporrebbe, in termini di coerenza ed effettività, la presenza di vincoli alla assunzione a termine”.

Un altro snodo fondamentale del decreto legge n. 34/2014 è quello che riguarda l’apprendistato. L’articolo 2 infatti contiene alcune misure che si prefiggono “la semplificazione non tanto dell’apprendistato quanto, sul piano meramente formale, delle disposizioni di legge che lo disciplinano”. Gli autori dell’analisi ritengono pertanto “marginali” le modifiche apportate all’istituto, aggiungendo inoltre che permane “una idea illusoria e cioè che l’apprendistato non decolli per colpa di vincoli e oneri di natura burocratica, tanto a livello nazionale che regionale”. Con riferimento al rilancio dell’apprendistato infatti “siamo ancora agli aspetti di dettaglio (forma scritta del piano formativo, formazione pubblica, stabilizzazione) senza alcuna logica di sistema e quasi come se la pianificazione e il controllo di un percorso di apprendimento e crescita professionale fosse poco più di una fastidiosa grana burocratica che penalizza imprese pure desiderose di assumere e investire sui giovani”.

Oltre a questi due importanti istituti contrattuali, la riforma ha toccato anche una tipologia più marginale, ma comunque importante, quella della somministrazione. A tale proposito, a parere degli autori del volume si è avviato un interessante processo di ammodernamento. L’intervento contenuto nel decreto legge, infatti, sembra contemplare “non solo un elevato grado di innovazione, con riferimento al venir meno dello storico vincolo della causale di ricorso alla fornitura professionale di manodopera, ma anche talune insospettabili chiavi di lettura di ordine sistematico e ricostruttivo che paiono ora porre l’istituto in linea con i principi europei di flexicurity”.

 

Scarica l’ebook “Jobs act: il cantiere aperto delle riforme del lavoro”.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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