Calderone: “Mercato del lavoro inefficiente? Colpa della burocrazia”

di Luigi Piscitelli - 21 ottobre 2014

Il prossimo 25 ottobre i Consulenti del Lavoro italiani saranno chiamati a eleggere il nuovo Consiglio Nazionale dell’Ordine che resterà in carica per il triennio 2014-2017. “Un rinnovato impegno per la categoria” sarà l’unica lista unitaria presente e a guidarla ci sarà l’attuale presidente Marina Calderone che, in caso di (scontata) rielezione, sarebbe pronta a cominciare il suo quarto mandato alla guida della categoria, in un momento di particolare fermento e apprensione per ciò che riguarda il mondo del lavoro. A lei abbiamo chiesto di illustrarci quali saranno le sfide che attendono i consulenti nel prossimo futuro, a partire da un tema caldo come il “Jobs act”, in procinto di essere approvato definitivamente dal Parlamento.

 

Quali sono i punti programmatici principali del suo programma elettorale?

Il primo obiettivo che ci siamo dati è quello di rafforzare la consapevolezza del ruolo “strategico” svolto dal Consulente del Lavoro per le imprese, ovvero quello di saper indirizzare le aziende verso le scelte giuste per uscire dalla crisi, aiutandole sia nella gestione del personale sia nella valorizzazione delle competenze per accrescere la produttività aziendale. Raggiunta questa consapevolezza, riusciremo ad acquisire ulteriori competenze professionali. Tra gli altri obiettivi, poi, c’è sicuramente l’attuazione dei nuovi regolamenti della Legge 12 e l’acquisizione di nuovi strumenti per l’esercizio e la tutela della professione e l’orientamento dei giovani.

 

Quali sono le prospettive e quale sarà l’evoluzione della professione nel prossimo futuro?

La nostra è una professione che ha sempre guardato al futuro. Sicuramente porteremo avanti la nostra “vocazione sociale”, che ci permette di valorizzare le istanze del territorio e di aiutare la gente che si rivolge a noi a trovare dignità nel lavoro. Continueremo a proporre modelli di sviluppo e di lavoro alternativi alla disoccupazione senza prospettive; a investire nell’orientamento universitario alla libera professione, intesa come modello di efficienza da proporre ai giovani in cerca di valori e di opportunità; così come continueremo a dotarci di nuove competenze professionali per essere sempre pronti a rispondere alle esigenze del cittadino e dell’impresa e alle sfide del futuro.

 

Quali consigli darebbe a un giovane che vuole intraprendere la carriera di Consulente del Lavoro?

Oggi fare il Consulente del Lavoro significa svolgere una professione a 360°. Negli ultimi 10 anni il numero dei nostri iscritti si è, infatti, raddoppiato arrivando a 28.000, di cui il 45% ha meno di 45 anni. Per questo voglio incoraggiare i giovani che vogliono intraprendere questa professione a prepararsi al meglio e a mettersi in gioco continuamente, accettando tutte le sfide che questo mestiere ci pone di continuo. Nello strutturare un nuovo canale di accesso alla professione, abbiamo infatti siglato un accordo con il Miur che permette di anticipare il tirocinio professionale già nel semestre antecedente la laurea. Tutto ciò perché siamo convinti che ai giovani italiani non si possa proporre solo il modello del lavoro subordinato a tempo indeterminato, vista la crisi di identità e di prospettive che le aziende stanno attraversando.

 

Quali sono secondo lei gli interventi che il Governo dovrebbe assolutamente prendere per rilanciare il mercato del lavoro?

Il mercato del lavoro italiano non riesce a essere efficiente a causa di numerosi e inutili adempimenti con cui i Consulenti del Lavoro hanno ogni giorno a che fare e che le aziende chiedono a gran voce di semplificare. Bisogna semplificare il lavoro in termini di oneri e di contratti, partendo dalle esigenze formative reali, valorizzando la concorrenza tra collocamento pubblico e privato e creando banche dati interconnesse. Bisognerebbe anche ragionare sul mondo delle professioni e del lavoro autonomo in un’ottica di pari dignità con il lavoro subordinato. Non dimentichiamo che le professioni ordinistiche creano posti di lavoro, forniscono apporto alla politica e all’economia, svolgono un ruolo di sussidiarietà e rappresentano un modello valido e funzionante da esportare.

 

Come giudica la prima bozza di “Jobs act” recentemente approvata in Senato? Quali sono i punti di forza e quali, di contro, quelli più discutibili?

Il Jobs Act è una legge delega molto ampia, con cui il Governo ha delegato se stesso, incentrando il dibattito sull’articolo 18 e le tutele nel lavoro subordinato come fosse il modello predominante, senza preoccuparsi del fatto che sono, invece, le imprese e i professionisti a generare lavoro subordinato. Se il nuovo assetto degli ammortizzatori sociali è positivo perché mira alla semplificazione e alla riduzione degli oneri a carico delle aziende in tempi certi, non si capisce perché siano state penalizzate alcune operazioni di riassetto societario, come le cessioni di ramo d’azienda, che possono dare nuova liquidità alle imprese per farle ripartire. Gli interventi annunciati nella Legge di Stabilità 2015 per l’abolizione della componente lavoro dall’Irap e dei contributi previdenziali per le nuove assunzioni, vanno invece verso una reale convenienza del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti rispetto alle forme di lavoro contrattuali utilizzate finora.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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