Contratto a tutele crescenti: uno svantaggio per le aziende

di Luigi Piscitelli - 26 novembre 2014

Il cosiddetto “contratto a tutele crescenti” potrebbe rivelarsi un boomerang per le imprese. A sostenere questa tesi è la Fondazione studi del Consiglio nazionale dei Consulenti del Lavoro, che in una circolare pone l’attenzione su due aspetti che potrebbero mettere a rischio l’intero progetto governativo: la natura della riduzione del costo e la convenienza rispetto ad altre agevolazioni.

 

NATURA DELLA RIDUZIONE DEL COSTO

In primo luogo, si punta il dito su un aspetto contraddittorio presente nell’articolo 12 del disegno di legge di stabilità 2015:

  • da un lato, sembra attribuire natura di “sgravio contributivo” (e quindi di agevolazione contributiva) alla riduzione del costo del lavoro per tre anni;
  • dall’altro lato, la norma definisce la riduzione un “esonero” contributivo e, quindi, facendo presumere che non sia un’agevolazione contributiva ma una riduzione strutturale del costo del lavoro seppure temporanea.

Se si fosse in presenza di un’agevolazione contributiva, sarebbe necessario sottostare a una serie di norme stringenti – addirittura “impossibili” secondo i Consulenti del Lavoro – per la sua applicazione:

  1. alla regolarità dell’adempimento degli obblighi contributivi;
  2. all’osservanza delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro;
  3. al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
  4. l’assunzione non deve costituire attuazione di un obbligo preesistente, stabilito da norme di legge o della contrattazione collettiva;
  5. al fatto che l’assunzione non deve violare il diritto di precedenza, stabilito dalla legge o dal contratto collettivo;
  6. qualora in azienda ci siano in atto sospensioni dal lavoro connesse a una crisi o riorganizzazione aziendale, l’assunzione deve riguardare una professionalità “sostanzialmente” diversa rispetto a quella dei lavoratori sospesi;
  7. alla circostanza che il datore di lavoro deve realizzare il mantenimento dell’incremento netto dell’occupazione, rispetto alla media della forza occupata nell’anno precedente l’assunzione (cosiddetto calcolo Ula);
  8. al rispetto delle condizioni generali di compatibilità con il mercato interno, previste dai Regolamenti comunitari;

 

CONVENIENZA RISPETTO AD ALTRE AGEVOLAZIONI

L’introduzione dello sgravio totale dei contributi previsto dalla Legge di stabilità per il 2015 avrà come conseguenza la soppressione di una delle agevolazioni più richieste e utilizzate dalle aziende: la legge n. 407/1990. Come è possibile notare dalla tabella seguente, lo squilibrio tra i due provvedimenti è piuttosto evidente.

 

Confronto tra le due agevolazioni

 

Legge n. 407/1990

Legge Stabilità 2015

Entità dello sgravio

50% altri

100% mezzogiorno e artigiani

100% Sono però dovuti i contributi Inail

Durata

3 anni

3 anni

Arco temporale di applicazione

Senza limiti

Solo 2015

Importo max fruibile

Senza limiti

Max 8.060 euro annui

Requisito lavoratore

Disoccupazione almeno 24 mesi

Assenza di contratti di lavoro a tempo indeterminato negli ultimi sei mesi

Ripetibile per il singolo lavoratore

No

 

Secondo i Consulenti del Lavoro, grazie alla legge n. 407/1990 negli ultimi 24 anni sono stati avviati alcuni milioni di rapporti di lavoro, particolarmente nei territori del Mezzogiorno dove vige lo sgravio contributivo del 100 per cento. Se non dovesse essere introdotta nell’ordinamento una norma di pari impatto economico-sociale, si avrebbero immediate ripercussioni sui già traballanti livelli occupazionali.

 

Leggi la circolare “Agevolazioni contributive Contratto a tutele crescenti/legge 407/90 Un cambio svantaggioso per le aziende”.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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