Jobs act, via libera alla Camera, ma resta il nodo delle deleghe

di Claudio Cortesi - 27 novembre 2014

Via libera alla Camera dei deputati per il disegno di legge sul Jobs act, già approvato al Senato, recante “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”.

In particolare, è stato approvato un emendamento che modifica il progetto di legge del Senato al comma 7, lettera c) aggiungendovi la seguente frase: “escludendo per i licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, prevedendo un indennizzo economico certo e crescente con l'anzianità di servizio e limitando il diritto alla reintegrazione ai licenziamenti nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato, nonché prevedendo termini certi per l'impugnazione del licenziamento”.

Il Jobs act non è una legge ma una legge delega, che definisce i criteri e i paletti entro cui il governo è chiamato a definire la nuova regolazione del lavoro; nel nuovo testo si è quindi ristretta la libertà di azione del governo nell’elaborare i decreti delegati che, entro sei mesi dall’approvazione del provvedimento, avranno il compito di disegnare il nuovo diritto del lavoro. In particolare, si è affrontato il nodo dell’articolo 18, eluso nella precedente formulazione del Senato; la novità principale è l’abolizione del diritto al reintegro sul posto di lavoro per i licenziamenti economici, ossia quei licenziamenti dichiarati illegittimi perché la effettiva situazione economica o organizzativa dell’azienda non è tale da giustificare il licenziamento. In questo caso il giudice riconoscerà al lavoratore un indennizzo commisurato agli anni di lavoro svolto in azienda; si cancella così l’ipotesi del diritto al reintegro in caso di manifesta insussistenza del licenziamento economico, attualmente previsto dalla Riforma Fornero.

Nel caso dei licenziamenti disciplinari invece si potrà ancora aver diritto al reintegro, ma solo in alcune fattispecie strettamente definite, con lo scopo di ridurre i margini di discrezionalità della magistratura; per conoscere le fattispecie previste si dovranno però attendere i decreti delegati del governo. Non cambia nulla invece per i licenziamenti discriminatori: si tratta dei casi in cui a parità di condizioni si subisce un trattamento sfavorevole o laddove si subiscono discriminazioni per ragioni di lingua, credo politico, fede religiosa, origine etnica, disabilità, orientamento sessuale, ecc. In questi casi il licenziamento è considerato nullo e il lavoratore si vedrà riconosciuto il diritto al reintegro sul proprio posto di lavoro e un indennizzo del danno subito. Potrebbero cambiare anche i tempi per impugnare il ricorso, su cui già era intervenuta la riforma Fornero, anche se per ora la delega parla semplicemente di “tempi certi” che il governo dovrà chiarire nei decreti delegati. Si deve ricordare che tali norme valgono solo per i nuovi contratti di lavoro e non incidono sui contratti già in vigore, che continueranno ad avere le stesse tutele oggi esistenti.

Il Jobs act è un provvedimento complesso che non riguarda solo la disciplina dei licenziamenti; in particolare prevede cinque distinte deleghe per il governo:

  1. la prima riguarda gli ammortizzatori sociali e prevede un riordino della Cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e dei contratti di solidarietà. L’obiettivo è riportare la Cassa integrazione alla sua funzione originaria di sostegno alle imprese e ai lavoratori nei periodi temporanei di crisi, escludendo invece le aziende che cessano la loro attività. Si potrà accedere alla Cassa integrazione solo dopo aver esaurito la possibilità di ridurre gli orari di lavoro tramite i contratti di solidarietà e con una compartecipazione maggiore in termini finanziari per le imprese beneficiarie. Negli altri casi si prevede la creazione di un sussidio di disoccupazione universale e legato alla storia contributiva del lavoratore, rimodulando l’ASpI della Legge Fornero.
  2. la seconda delega riguarda le politiche attive per il lavoro e intende istituire un’Agenzia nazionale per l’occupazione partecipata da Stato ed enti locali che gestisca i centri per l’impiego ed eroghi, in raccordo con l’Inps, il nuovo sussidio di disoccupazione.
  3. una terza delega ha lo scopo di razionalizzare alcuni adempimenti burocratici del rapporto di lavoro: in particolare sono possibili modifiche alle sanzioni sulla salute e sicurezza del lavoro e sulle dimissioni in bianco.
  4. vi è poi una delega, di fondamentale importanza, che impone un riordino delle tipologie contrattuali oggi esistenti e la creazione di un testo normativo unico e semplificato sul lavoro; si richiede al governo di rendere economicamente più conveniente il contratto a tempo indeterminato rispetto agli altri istituti contrattuali. In questa delega vi sono due novità molto delicate che dovranno essere attentamente disciplinate dai decreti delegati: la possibilità di demansionare il lavoratore in caso di ristrutturazione aziendale e la disciplina dei controlli a distanza, compreso il telelavoro.
  5. l’ultima delega prevede la progressiva estensione a tutte le lavoratrici dell’indennità di maternità e agevolazioni fiscali per incentivare il lavoro delle lavoratrici con figli.

Il percorso del Jobs act è quindi ancora molto lungo: prima di tutto deve essere completato l’iter parlamentare e poi, come si è visto, molte scelte strategiche sono rimandate ai decreti delegati.


Leggi il testo della legge delega approvata alla Camera.


Claudio Cortesi

@clacortesi

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