Lavoro a chiamata: ecco quando è possibile delegare dalla contrattazione collettiva

di Luigi Piscitelli - 23 dicembre 2014

Quando è possibile delegare alla contrattazione collettiva nei casi di lavoro a chiamata? Il parere n. 7 della Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro cerca di dare una risposta a questa problematica che interessa diversi settori produttivi.

I casi di ricorso al lavoro intermittente sono previsti dal D.Lgs. n. 276/2003, che all’articolo 34 recita “il contratto di lavoro intermittente può essere concluso per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale […]”. Si evince pertanto che la contrattazione collettiva rappresenta il punto di mediazione che determina le reali casistiche di utilizzo di questo strumento.

Il legislatore, però, prevedendo le lungaggini dovute proprio alla contrattazione, ha emanato il D.M. 23 ottobre 2004, con cui il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha individuato, in via provvisoria, quelle attività per le quali sia applicabile il contratto a chiamata in via sostitutiva.

Alcune volte la contrattazione, per scelte o esigenze, in luogo di una puntuale proposta applicativa di questa tipologia contrattuale ha optato per escludere tout court tale istituto. Una scelta che si ritrova, per esempio, nel Ccnl Spedizione e Trasporti o in quello Agenzie di Assicurazione Unapass- Anapa.

La scelta di prevedere l’inapplicabilità tout court, senza entrare nel merito delle reali esigenze, appare, nei fatti, vuota. Questo perché eccede la delega riconosciuta dalla norma. Ne discende, quindi, che quanto a suo tempo evidenziato dal Ministero del Lavoro, debba essere così integrato: nel caso in cui la contrattazione collettiva pattuisca che tale istituto non sia applicabile al settore specifico, tale scelta equivale a una non determinazione delle esigenze contrattuali, alla stregua di un silenzio del Ccnl. Quindi, l’applicabilità per tali settori, oltre che per le ipotesi soggettive, si estende anche alle attività previste dalla tabella allegata al Regio Decreto n. 2657/1923, applicabile nel silenzio del contratto collettivo stesso. Silenzio che è solamente relativo alla specifica delega riconosciuta dal legislatore alle parti sociali. Per chiarire ulteriormente quanto evidenziato sopra è utile un esempio pratico.

 

ESEMPIO

il contratto collettivo spedizione e trasporti nella parte iniziale dello stesso prevede l’esclusione dell’istituto del lavoro a chiamata dal settore. Tale scelta da spazio di stipula di contratti di lavoro intermittente per le seguenti casistiche:

  • soggetti con più di 55 anni di età o con meno di 24 anni di età, fermo restando in tale ultimo caso che le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro il venticinquesimo anno di età;
  • attività di cui alla tabella allegata al Regio Decreto n. 2657/1923, tra cui, al punto 8, “personale addetto ai trasporti di persone e merci. Personale addetto ai trasporti di persone e di merci, personale addetto ai lavori di carico e scarico, esclusi quelli che a giudizio dell’Ispettorato dell’industria e del lavoro non abbiano carattere di discontinuità”.

Se realmente la contrattazione collettiva avesse voluto precludere l’applicabilità anche per le causali oggettive previste da D.M. 23 ottobre 2004, avrebbe dovuto entrare nel merito ed evidenziare almeno una casistica di applicazione, escludendo, quindi, implicitamente tutte le altre.

 

Leggi il parere Lavoro a chiamata e delega alla contrattazione collettiva”.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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