Jobs act: riflessioni e proposte di modifica dei consulenti del lavoro

di Luigi Piscitelli - 30 gennaio 2015

In una recente audizione presso il Senato, i Consulenti del Lavoro hanno esposto le loro considerazioni in merito ai primi decreti attuativi del Jobs Act. In particolare, sono stati analizzati gli atti del Governo n. 134 (Schema di decreto legislativo in materia di contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti) e n. 135 (Schema di decreto legislativo in materia di ammortizzatori sociali e ricollocazione dei lavoratori disoccupati).

 

CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO A TUTELE CRESCENTI

Innanzitutto, i Consulenti rilevano come in relazione ai contenuti del decreto e in base a una interpretazione sistematica, la nuova disciplina si deve ritenere applicabile anche ai dipendenti del pubblico impiego. Pertanto, risulta evidente come qualora la volontà del Governo sia quella di escludere i pubblici dipendenti dall’ambito di applicazione del decreto, sarà necessario introdurre una specifica previsione di esclusione. Resta fermo che non si comprenderebbero i motivi di esclusione di questo settore che rischierebbe di creare una ingiustificata differenziazione

dei trattamenti.

L’attenzione della categoria si sposta poi sulla disciplina dei licenziamenti e in particolare su quello disciplinare, che ha subito diversi cambiamenti rispetto alle disposizioni precedenti e necessita di chiarimenti. Secondo i Consulenti, in riferimento al comma 1 dell’art. 3, è per esempio necessario precisare che vanno ricomprese anche quelle ipotesi di licenziamento che si caratterizzano per una sostanziale sproporzione tra il fatto accertato e la sanzione applicata.

Per quanto riguarda invece il licenziamento economico e la conciliazione volontaria invece, come era avvenuto con la legge n. 92/2012 il legislatore non tocca i presupposti sostanziali del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, che dunque rimangono quelli di sempre:

  • la sussistenza della ragione produttiva e organizzativa (art. 3 l. n. 604/1966) e il nesso di causalità di tale ragione con la posizione soppressa;
  • il cosiddetto repechage;
  • l’eventuale applicazione dei criteri di scelta.

 

AMMORTIZZATORI SOCIALI E RICOLLOCAZIONE DEI LAVORATORI DISOCCUPATI

L’obiettivo dichiarato dello schema di decreto legislativo del Governo è quello di unificare la disciplina relativa ai trattamenti ordinari e brevi di naspi universalizzando la prestazione di sostegno garantendo così tutele di maggior durata ai lavoratori con carriere contributive più rilevanti.

Gli strumenti individuabili all’interno del decreto sono:

  • la Nuova Assicurazione per l’Impiego (Naspi)
  • l’Assegno di Disoccupazione (Asdi)
  • l’Indennità di Disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e a progetto (Dis-Coll).

La nuova disciplina trova applicazione con riferimento ai contratti di lavoro interrotti dal 30 aprile 2015 (ultimo giorno giuridico del rapporto).

Non essendo modificato il sistema di finanziamento della Aspi, i Consulenti si chiedono però se, in caso di stabilizzazione di un contratto a tempo determinato, continui a essere restituito il contributo addizionale pari all’1,40% così come previsto dall’art. 2, comma 30 della L. n. 92/2012.

Per il diritto di accesso alla prestazione previdenziale è necessario il verificarsi in maniera congiunta dei seguenti requisiti:

  1. essere in stato di disoccupazione art 1 c.2 letta c) DLgs n. 181 del 2000;
  2. possano far valere nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione almeno 13 settimane di contribuzione;
  3. possano far valere 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale  contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Complessivamente, le condizioni di accesso alla nuova prestazione aspi risultano meno restrittive rispetto al precedente combinato ASpI-miniASpI.

 

Leggi il testo completo dell’audizione in Senato.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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