Calcolo Ula: ripristinata l'effettiva regola di calcolo

di Luigi Piscitelli - 14 gennaio 2015

Eliminata un’ingiustizia per il calcolo Ula con effetto retroattivo. È questo il parere che la Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro esprime sull’interpello n. 34/2014 del Ministero del Lavoro, il quale modifica profondamente una precedente tesi espressa in una circolare dell’Inps.

 

COME SI CALCOLA L’ULA

La questione riguarda come misurare l’incremento occupazionale delle aziende al fine di fruire dei benefici contributivi (meglio conosciuto come criterio Ula), regolata dalla disciplina europea. Il principio di calcolo per verificare questo incremento è privo di equivoci: “si deve porre a raffronto il numero medio di Ula dell’anno precedente all’assunzione con il numero medio di Ula dell’anno successivo all’assunzione”. Questo passaggio della sentenza europea del 2 aprile 2009, relativa al procedimento n. C415/07 introduce nell’ordinamento una regola secondo cui la verifica rispetto a ogni singola assunzione agevolata va fatta sulla reale occupazione dei rispettivi 12 mesi (ossia, quelli di raffronto che guarda al passato e quelli di incremento che guarda al futuro).

L’inps, al contrario, con la circolare n. 131/2013 aveva introdotto un principio di occupazione “stimata” per questa verifica, vale a dire che un’azienda nel giorno di assunzione doveva “stimare” l’occupazione dei 12 mesi futuri sulla base dei dati in suo possesso al momento proprio dell’assunzione agevolata. Il risultato di questo meccanismo era di fotografare un’occupazione totalmente diversa da quella reale soprattutto se si considera che con l’eliminazione della causale nei contratti a termine, l’impianto delle norme inducono le aziende ad avviare questo modello contrattuale prima di una trasformazione a tempo indeterminato.

 

LA NUOVA INTERPRETAZIONE

L’interpello 34 ripristina la effettiva regola di calcolo disponendo che l’azienda deve verificare nei dodici mesi successivi la singola assunzione agevolata se si è realizzato l’effettivo incremento. E quindi la verifica reale non sarà fatta al momento dell’assunzione, ma al termine dei 12 mesi effettivi. L’impresa ha quindi due strade da poter seguire:

  • la prima, godere delle agevolazioni sin dal primo mese di assunzione agevolata sempre che sia stimato un incremento del numero dei lavoratori nei 12 mesi successivi l’assunzione stessa. La stessa azienda però, al termine dei 12 mesi dovrà verificare se tale incremento sia stato davvero realizzato perché solo in questo caso, come afferma il Ministero, i benefici si “consolidano”. Diversamente dovrà restituire lo sgravio goduto.
  • la seconda strada, di maggiore cautela, godere delle agevolazioni contributive solo al termine dei 12 mesi successivi l’assunzione agevolata (e quindi recuperando il periodo pregresso), momento in cui sarà possibile verificare il reale incremento occupazionale.

 

Leggi il parere Calcolo Ula: rimossa una ingiustizia e anche con effetto retroattivo”.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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