Legge di stabilità, le novità per i lavoratori autonomi

di Claudio Cortesi - 3 febbraio 2015

Sono molte le novità per i lavoratori autonomi previste dalla nuova legge di stabilità che hanno scatenato vivaci polemiche da parte delle associazioni di rappresentanza e su cui il governo ha promesso di intervenire nuovamente nei prossimi giorni. Due diverse disposizioni concorrono ad aumentare considerevolmente i costi per i lavoratori autonomi, in alcuni casi penalizzando i giovani che erano invece i principali beneficiari della manovra nelle intenzioni dell’esecutivo.

La legge di stabilità prevede una modifica al regime dei minimi che triplica l’imposta ed abbassa la soglia di reddito necessaria per accedervi, con condizioni diverse a seconda della professione, avvantaggiando in particolare commercianti ed artigiani rispetto agli altri lavoratori autonomi; a ciò si aggiunge l’innalzamento progressivo dell’aliquota contributiva già previsto dalla riforma Fornero, ma che incide in un quadro di generale riduzione dei redditi dei lavoratori autonomi. Le associazioni di categoria hanno addirittura lanciato la provocazione di inserire in busta paga una apposita voce per segnalare i maggiori costi che deriverebbero dalla manovra e minacciato una campagna mediatica per far cambiare volto al provvedimento. Il primo punto critico è l’innalzamento dell’aliquota per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata Inps di ben 3 punti percentuali a partire dal primo gennaio 2015, dal 27% al 30%; la previsione era stata approvata dalla riforma Fornero del 2012 prevedendo un incremento graduale e continuo dei contributi da versare fino ad arrivare al 33,72% nel 2018, quindi l’innalzamento dell’aliquota dovrebbe proseguire di un punto percentuale per ognuno dei prossimi tre anni. In realtà il governo elaborerà un complessivo riordino del sistema fiscale italiano nei prossimi mesi e sta valutando l’ipotesi di bloccare o ridurre tale incremento vista anche l’attuale difficile situazione economica dei lavoratori professionisti.

La seconda novità di rilievo riguarda il nuovo regime dei minimi per tutte le partite IVA che prevede un’imposta unica, sostitutiva delle altre tasse, che sale dal 5% al 15%, senza limiti di età del beneficiario né limiti di durata temporale, alla cui copertura il governo ha destinato 800 milioni di euro. Il reddito verrà calcolato non più tenendo conto delle entrate e delle uscite effettive, ma in base a criteri predeterminati di tipo forfettario; oltre al pagamento di un’imposta unica vi è la possibilità di essere esonerati da alcuni adempimenti obbligatori tra cui la registrazione e la tenuta delle partite contabili. La soglia di reddito annuo necessario per accedere al regime dei minimi varia, e di molto, a seconda della professione: se cresce il numero dei commercianti che possono beneficiare del regime dei minimi (chi guadagna fino a 40mila annui, prima era 30mila), viene ridotta drasticamente per altre categorie fino ad una soglia minima di 15mila euro; soglia giudicata decisamente bassa che, laddove venga superata, rischia di obbligare il professionista, anche se giovane, a dover passare al regime ordinario e pagarne tutte relative le imposte (tra cui Irperf, Iva e Irap). Se si somma questo incremento con l’aumento dei contributi per la gestione separata Inps i costi potrebbero lievitare in maniera considerevole mettendo in difficoltà molte partite IVA; il governo ha convenuto sul punto e sembra molto probabile una modifica a breve della norma, anche prima della approvazione della riforma del fisco.

Chi decide di aderire al nuovo regime non dispone ad oggi del modello aggiornato per la dichiarazione di inizio attività, per cui l’Agenzia delle Entrate ha chiarito in un comunicato che dovrà "barrare la casella prevista per l’adesione al precedente “Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, previsto dall’art 27, commi 1 e 2 del D.L. n. 98/2011”. Chi apre una nuova attività nel 2015 avrà diritto ad un’ulteriore riduzione del reddito imponibile per i primi tre anni di regime agevolato, ma solo se negli ultimi tre anni non ha svolto alcuna attività di impresa, artistica o professionale, e solo se l’attività economica avviata non rappresenta in alcun modo la prosecuzione di una precedente attività economica o di un precedente rapporto di lavoro.

Negli ultimi mesi del 2014 è incrementato il numero di partite IVA avviate, una corsa contro il tempo per evitare di rientrare nel nuovo regime, dato confermato anche dalla Agenzia delle entrate. Vi è però una possibilità di rientrare nel “vecchio” regime dei minimi anche se si apre la partita IVA nel 2015: si hanno infatti 30 giorni per comunicare l’avvio delle attività, quindi c’è tempo fino al 30 gennaio per aderire al “vecchio” regime, ma solo nel caso in cui si è iniziata l’attività economica entro il 31 dicembre 2014.


Claudio Cortesi

@clacortesi

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