Jobs Act: i decreti attuativi in corso di approvazione

di Claudio Cortesi - 19 marzo 2015

Il Jobs Act si compone di più tasselli che affrontano tutte le diverse problematiche del mercato del lavoro, dalle tipologie contrattuali alle politiche attive del lavoro. Il Consiglio dei ministri recentemente ha varato in via definitiva due decreti legislativi che riguardano il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e i nuovi sussidi di disoccupazione. Accanto a questi ha però avviato l’iter di approvazione di altri due decreti che riguardano tipologie contrattuali, mansioni e conciliazione vita-lavoro, che saranno adesso discussi nelle aule parlamentari.

La novità di maggior rilievo riguarda i contratti a progetto: dal 1 gennaio 2016 non si potrà più utilizzare questo contratto se la collaborazione è caratterizzata da prestazioni di lavoro individuali, ripetitive e se il committente ha la facoltà di decidere orari e sede di lavoro del collaboratore. Sono questi infatti per il governo i nuovi criteri utili a individuare un rapporto di subordinazione, cancellando così gli indici presuntivi della precedente riforma Fornero. Potranno aversi ancora contratti a progetto anche dopo il 2016 nei seguenti casi:

  • se frutto di accordi collettivi con i sindacati per particolari esigenze produttive od organizzative di un settore;
  • per le professioni intellettuali che richiedono l’iscrizione a un albo;
  • le collaborazioni di componenti degli organi di amministrazione e controllo di una società;
  • le collaborazioni svolte per società e associazioni sportive dilettantistiche.

Altra novità da sottolineare riguarda la possibilità di demansionare un dipendente, ossia affidargli una mansione inferiore a quella svolta attualmente, nel limite di un livello di inquadramento, mantenendo la stessa retribuzione. Se vi sono modifiche agli assetti organizzativi aziendali, l’impresa può decidere, da sola e senza l’assenso del lavoratore, di demansionarlo appunto nel limite di un livello inferiore, ma ulteriori casi possono essere previsti dai contratti collettivi dei diversi settori. A questi si aggiungono i patti individuali assistiti di demansionamento: devono essere firmati presso le Direzioni territoriali del lavoro con l’assenso del lavoratore e possono modificare sia la mansione, sia l’inquadramento e la retribuzione in tre casi:

  • per evitare un licenziamento;
  • per acquisire una nuova professionalità;
  • per migliorare le condizioni di vita.

Nel caso in cui invece a un lavoratore sia affidata una mansione superiore a quella prevista nel contratto avrà diritto alla corrispondente retribuzione solo dopo sei mesi (oggi sono tre) e solo se non ha sostituito temporaneamente un collega.

Cambia anche l’apprendistato, perché viene unificato l’apprendistato per il diploma di scuola superiore con quello per la qualifica professionale. Il nuovo apprendistato è destinato a ragazzi fra i 15 ed i 25 anni e durerà quanto il percorso di studio seguito dal ragazzo, anche se non potrà in ogni caso essere superiore a quattro anni. La regolazione dei profili professionali sarà compito delle singole regioni ed è questo un nodo particolarmente problematico viste le difficoltà che queste hanno sin qui avuto nel gestire le politiche formative e per le differenti previsioni che si avranno fra le diverse regioni.

Infine un secondo decreto ha l’obiettivo di estendere i congedi parentali per i genitori; in particolare i congedi potranno essere fruiti fino ai 12 anni di età del bambino (oggi si fermano ad 8 anni) ed i congedi di paternità sono finalmente garantiti a tutti i lavoratori, non più solo ai dipendenti.

 

Claudio Cortesi

@clacortesi

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