Il Jobs act modifica anche le regole per la pensione

di Luigi Piscitelli - 16 aprile 2015

L’entrata in vigore del Jobs act (D.Lgs. n. 23/2015), oltre ad aver introdotto consistenti novità nel mondo del lavoro, ha modificato anche la normativa riguardante il recesso del lavoratore che ha raggiunto i requisiti per la pensione. Un approfondimento della Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro analizza nello specifico i cambiamenti apportati.

 

LA NORMATIVA ANTE JOBS ACT

Prima dell’entrata in vigore del Jobs act, il tema del licenziamento per il raggiungimento dei limiti pensionistici era regolato da diversi disposti normativi. L’intervento più recente e particolarmente incisivo è quello introdotto dall’art. 24 del D.L. n. 201/2011, il quale recita: “il proseguimento dell'attività lavorativa è incentivato, fermi restando i limiti ordinamentali dei rispettivi settori di appartenenza, dall'operare dei coefficienti di trasformazione calcolati fino all'età di settant'anni, fatti salvi gli adeguamenti alla speranza di vita, come previsti dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni. Nei confronti dei lavoratori dipendenti, l'efficacia delle disposizioni di cui all'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 e successive modificazioni opera fino al conseguimento del predetto limite massimo di flessibilità.”

Secondo tale norma, pertanto, ai lavoratori è consentita la prosecuzione dell’attività lavorativa anche oltre i nuovi requisiti di età anagrafica previsti per la pensione di vecchiaia, fino al limite massimo di 70 anni e continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

 

COSA CAMBIA CON IL CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI

Cosa cambia dunque con l’approvazione del D.Lgs. n. 23/2015? Sul piano letterale l’art. 24 citato in precedenza si pone l’obiettivo di “estendere” la tutela legale dell’art. 18 nel suo ambito temporale, ma non anche nel suo ambito soggettivo. Questo vuol dire che non appare possibile estendere tale disposizione normativa ai lavoratori assunti con il regime legale delle tutele crescenti.

Di conseguenza non sembrano sussistere dubbi circa la non applicabilità del disposto in esame a tutti i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 23/2015) ai quali non trova più applicazione l’articolo 18.

In conclusione se nel quadro normativo vigente al 6 marzo 2015 erano esclusi dall’ambito applicativo dell’articolo 24 i lavoratori dipendenti dalle imprese riconducibili nella sfera della tutela obbligatoria e quelli già esclusi da un tutela reale (dirigenti), nell’attuale scenario normativo sono altresì esclusi dalla norma in esame anche i lavoratori nei confronti dei quali si applica il regime delle tutele crescenti.

 

Leggi l’approfondimento Jobs act e licenziamento per raggiungimento dei limiti pensionistici”.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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