Ambiente di lavoro: il datore deve tutelare sempre il lavoratore

di Benedetta Cargnel - 10 giugno 2015

Il legislatore e la giurisprudenza sono più volte intervenute in merito alla definizione dell’ambiente di lavoro e sulle misure di sicurezza necessarie per la tutela dei lavoratori, in particolare , ai sensi del D.Lgs. n. 81/2008, si intende come luogo di lavoro:

  1. i luoghi destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro;
  2. i campi, i boschi e altri terreni facenti parte di un’azienda agricola o forestale.

Tali disposizioni non si applicano:

  • ai mezzi di trasporto;
  • ai cantieri temporanei o mobili;
  • alle industrie estrattive;
  • ai pescherecci.

La normativa sulla sicurezza, inoltre, ha indicato quali sono le caratteristiche che un luogo di lavoro deve rispettare e gli articoli 62 e 66 del summenzionato decreto stabiliscono a quali requisiti é necessario attenersi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Secondo tale normativa il datore di lavoro deve provvedere affinché:

  1. i luoghi di lavoro siano conformi ai requisiti dell’articolo 63, commi 1, 2 e 3;
  2. le vie di circolazione interne o all’aperto che conducono a uscite o a uscite di emergenza siano sgombre allo scopo di consentirne l’utilizzazione in ogni evenienza;
  3. i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare manutenzione tecnica e vengano eliminati, quanto più rapidamente possibile, i difetti rilevati che possano pregiudicare la sicurezza e la salute dei lavoratori
  4. i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare pulitura, onde assicurare condizioni igieniche adeguate;
  5. gli impianti e i dispositivi di sicurezza, destinati alla prevenzione o all’eliminazione dei pericoli, vengano sottoposti a regolare manutenzione e al controllo del loro funzionamento.

La Cassazione (sentenza n. 19553/2011), inoltre, ha definito come luogo di lavoro qualsiasi posto in cui il lavoratore accede anche occasionalmente, per svolgere concretamente la propria attività nell’ambito delle mansioni affidategli.

Nel caso in questione, il Tribunale aveva dichiarato responsabile il legale rappresentante di una societá in nome collettivo del delitto di lesioni colpose,commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. I giudici hanno richiamato in particolare l’art 2087 cc che prevede per l’imprenditore l’obbligo di adottare, nell’esercizio dell’impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, siano necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale del lavoratore.

L’incidente era avvenuto mentre l’operaio si era recato a compiere un lavoro presso un’altra azienda, e, in sede di appello, l’imputato aveva argomentato sul fatto che non era corretto ritenerlo responsabile per le mancate misure di sicurezza su una proprietà altrui. La corte di appello assolveva il datore di lavoro, ma veniva proposto ricorso per cassazione.

Sul punto, pertanto,  gli ermellini rilevano che l’art. 27 del D.P.R. n. 547/1955 è norma di carattere generale, il cui ambito di applicazione si estende a tutte le ipotesi di attivitá lavorativa che si svolga a un’altezza superiore al metro e mezzo, in qualsiasi luogo ove il lavoratore debba recarsi per esplicare la sua attivitá, e non solo al cantiere o lo stabilimento in cui usualmente presta servizio.

Tale orientamento é stato di recente confermato con la sentenza n. 18073/2015 in cui la corte ribadisce che, “in tema di violazione di normativa antinfortunistica in un cantiere edile, per ambiente di lavoro deve intendersi tutto il luogo o lo spazio in cui l’attività lavorativa si sviluppa e in cui, indipendentemente dall’attualità dell’attività, coloro che siano autorizzati ad accedere nel cantiere e coloro che vi accedano per ragioni connesse all’attività lavorativa, possono recarsi o sostare anche in momenti di pausa, riposo o sospensione del lavoro”.

Non solo. La Cassazione, in un’altra sentenza, la n. 6631/2015 ha ribadito che il datore di lavoro è anche obbligato a garantire le condizioni di lavoro idonee alla sicurezza del lavoratore, anche per quanto concerne proprio l’ambiente lavorativo. Nel caso di specie, dei lavoratori si erano rifiutati di lavorare a causa del freddo dell’ambiente di lavoro per il malfunzionamento della caldaia.

Gli ermellini, anche in questo caso reputano che il datore di lavoro è obbligato ai sensi dell’art. 2087 cc ad assicurare condizioni di lavoro idonee. La corte ritiene pertanto legittima la scelta dei lavoratori di rifiutarsi a eseguire la prestazione eccependo l’inadempimento del datore di lavoro e mantenendo comunque il diritto alla retribuzione, in quanto agli stessi, non possono derivare conseguenze sfavorevoli in ragione della condotta inadempiente del datore.

 

Benedetta Cargnel

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