Come funziona il fondo di garanzia di Inps in caso di insolvenza del datore di lavoro

di Benedetta Cargnel - 1 luglio 2015

Una problematica sempre più diffusa è quella relativa al fallimento del datore di lavoro e al pagamento di quanto dovuto ai lavoratori in questo caso: esiste una garanzia o i lavoratori “perdono” quanto maturato se il datore non è più in grado di provvedere al pagamento?

Anche il legislatore ha dovuto gestire tale circostanza, e la tutela dei lavoratori subordinati, in caso di insolvenza del datore, è garantita, in primo luogo, dalla normativa comunitaria, e in particolare dalla direttiva CEE del Consiglio 20 ottobre 1980 n.80/987

Tale normativa ha previsto la sua applicazione ai “diritti” dei lavoratori dipendenti da datori di lavoro “in stato di insolvenza” (art. 1) – assoggettati, cioè, a un “procedimento che riguarda il patrimonio del datore di lavoro ed è volto a soddisfare collettivamente i creditori di quest’ultimo” (art. 2),

In quest’ottica, gli stati membri sono tenuti ad adottare “le misure necessarie affinché gli organismi di garanzia assicurino (...) il pagamento dei diritti non pagati dei lavoratori subordinati, (...) relativi alla retribuzione (...) degli ultimi tre mesi del contratto di lavoro o del rapporto di lavoro, nell’ambito di un periodo di sei mesi (...)” (artt. 3 e 4).

L’applicazione della direttiva è subordinata alla soggezione del datore di lavoro a fallimento o altra procedura concorsuale.

In Italia, l’organismo previsto a questo scopo è il fondo di garanzia presso Inps che, sostituendosi al datore di lavoro, procede alla liquidazione in caso di:

  • fallimento, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria: dopo il 15° giorno successivo al deposito dello stato passivo reso esecutivo;
  • concordato preventivo: dal giorno successivo alla pubblicazione del decreto di omologazione;
  • in caso di insinuazione tardiva del credito nella procedura fallimentare, dal giorno successivo al decreto di ammissione al passivo o dopo la sentenza che decide dell’eventuale contestazione;
  • in caso di esecuzione individuale, dal giorno successivo alla data del verbale di pignoramento negativo, ovvero, in caso di pignoramento in tutto o in parte positivo, dal giorno successivo alla data del provvedimento di assegnazione all’interessato del ricavato dell’esecuzione.

 

COSA SPETTA AL LAVORATORE

Il lavoratore ha diritto di richiedere:

  • per intero il Tfr dovuto dal datore di lavoro;
  • le retribuzioni maturate negli ultimi 3 mesi del rapporto di lavoro (solo se sono relative all’ultimo anno prima della dichiarazione di insolvenza).

Tali somme spettano solo quando il lavoratore prova di essersi diligentemente attivato per il loro recupero, senza tuttavia ottenere quanto di sua spettanza. Pertanto, in caso di fallimento, per esempio, si dovrà sempre presentare domanda di insinuazione al passivo, e solo dopo l’ammissione si potrà procedere alla richiesta della liquidazione in Inps. Tale domanda deve, in ogni caso, essere presentata prima della chiusura del fallimento: infatti, se successiva a questo termine non sará ammessa. Sul punto, si fa presente l’ordinanza di Cassazione, n. 7877 del 17 aprile 2015, che ha escluso l’ammissione al fondo di Garanzia di un lavoratore che, infatti, si era attivato per il recupero di quanto a lui dovuto dopo la chiusura del fallimento.

 

Benedetta Cargnel

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