Usi Facebook a lavoro? Potresti essere licenziato

di Benedetta Cargnel - 22 luglio 2015

Nella delega di governo relativa alla redazione del jobs act vi é anche una revisione della normativa dei cosiddetti controlli a distanza che il datore di lavoro opera nei confronti del lavoratore.

Tale circostanza ha comportato una grande polemica da parte dei sindacati che vedono in questa modifica legislativa un restringimento dei diritti dei lavoratori, con una maggiore ingerenza da parte del datore di lavoro.

In verità, in ogni caso, bisogna considerare che dall’epoca in cui é stato redatto lo statuto dei lavoratori (che, appunto, regola la normativa in questione) la tecnologia presente è di certo progredita e pertanto al momento si assiste a un vuoto normativo, posto che non c’è mai stata una regolamentazione successiva. In effetti, gli strumenti informatici ormai diffusi permettono una intrusione nella privacy di ognuno che deve essere regolamentata per la tutela di tutti.

A volte è stata la contrattazione collettiva a livello aziendale a porre delle regole sul punto. Per esempio, è il caso dell’utilizzo della localizzazione presente sugli smartphone per i lavoratori impegnati fuori dall’azienda per permettere una gestione più veloce degli interventi sul territorio

Ultimamente anche la massima giurisprudenza è intervenuta sul punto, e precisamente con la sentenza della Cassazione del 27 maggio 2015, n. 10955

Il caso in questione riguardava la legittimità del licenziamento disciplinare intimato a un lavoratore, a seguito di procedimento disciplinare in cui si contestava anche il fatto che il dipendente aveva utilizzato Facebook in orario lavorativo.

Il giudice di merito aveva dato ragione al lavoratore, ritenendo che i fatti addebitati non integrassero gli estremi per il licenziamento per giusta causa, ma in sede di appello era stata riformata la sentenza di primo grado, anche poiché era stato accertato l’utilizzo di Facebook in orario lavorativa attraverso la creazione, da parte del datore di lavoro, di un falso profilo di Facebook, e che tale circostanza, oltre provare le contestazioni, non costituiva una violazione dell’art. 4 dello statuto dei lavoratori, in tema di controllo a distanza.

Il lavoratore, pertanto, si rivolgeva alla Cassazione per stabilire se tale comportamento fosse o meno legittimo.

La cassazione in effetti rileva che l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori vieta le apparecchiature di controllo a distanza e subordina ad accordo con le Rsa o a specifiche disposizioni dell’Ispettorato del Lavoro l’installazione di quelle apparecchiature, rese necessarie da esigenze organizzative e produttive, da cui può derivare la possibilità di controllo. Tuttavia la corte di legittimità distingue due fattispecie diverse:

  1. se il controllo posto in essere sul lavoratore abbia come scopo quello di verificare l’esatto adempimento delle obbligazioni direttamente scaturenti dal rapporto di lavoro;
  2. se il controllo è posto in essere per tutelare i beni patrimoniali dell’azienda o per impedire comportamenti illeciti.

Solo nel secondo caso la corte di legittimità ritiene possibile il controllo a distanza effettuato dal datore di lavoro, fermo restando che il controllo non può essere effettuato con modalità invasive, e rispettose di diritti e della personalità del lavoratore.

La cassazione, sul punto stabilisce che la creazione del falso profilo Facebook non costituisce, di per sé, violazione dei principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del rapporto di lavoro, attenendo a una mera modalità di accertamento dell’illecito commesso dal lavoratore, e che tale circostanza non è invasiva né induttiva all’infrazione, e pertanto ritiene legittimo il licenziamento scaturito a seguito del controllo.

 

Benedetta Cargnel

0 Commenti :

Commento

Captcha