Periodo di comporto: tutto quello che c'è da sapere

di Benedetta Cargnel - 4 settembre 2015

Per periodo di comporto si intende il lasso di tempo in cui il lavoratore, nonostante non presti servizio a causa di una malattia, ha diritto a veder conservato il posto di lavoro.

L’articolo che regola questa circostanza è il 2110 c.c., che prevede che, in caso di infortunio, di malattia, di gravidanza o di puerperio, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o un'indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dagli usi o secondo equità.

Il datore di lavoro, pertanto non può licenziare il proprio dipendente, se non dopo la scadenza di detto periodo. Tale licenziamento, come anche ribadito dalla riforma Fornero rientra nell’ambito del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Per la dottrina, inoltre, esistono due tipi di periodo di comporto:

  • comporto secco: in caso di un’unica malattia molto lunga;
  • comporto per sommatoria: determinato dalla somma di tutte le assenze di durata inferiore all’intero periodo di comporto.

Per il calcolo concreto del periodo di comporto di cui ciascun lavoratore ha diritto bisogna verificare il Ccnl applicabile, e normalmente vi è un aumento del periodo all’aumentare dell’anzianità del lavoratore.

Vi sono tuttavia delle circostanze in cui le assenze del lavoratore non rientrano nel calcolo del periodo di comporto: per esempio il periodo della gravidanza non incide sul periodo di comporto, e lo stesso vale per il tempo di assenza per puerperio o nel caso di interruzione di gravidanza entro il 180 giorno.

Il caso più importante rimane quello relativo all’assenza per malattia imputabile al datore di lavoro derivante dalla nocività dell’ambiente di lavoro in violazione alle norme di sicurezza, secondo quanto stabilito dall’art 2087 c.c.. Si tratta pertanto di tutti i casi di infortunio sul lavoro o di malattia per causa di servizio. Ai fini del computo per il superamento del periodo di comporto, pertanto, non potranno essere conteggiati i giorni riconosciuti dall’Inail.

Tale lettura della disciplina, infatti, tutela correttamente il lavoratore, il quale in caso contrario subirebbe una pesante penalizzazione a causa del comportamento illegittimo del proprio datore di lavoro.

 

OBBLIGHI IN CAPO AL DATORE

A lungo si è inoltre discusso in dottrina se esistesse un obbligo del datore di comunicare al dipendente la prossimità del superamento del periodo di comporto, ai sensi della buona fede del rapporto contrattuale. In verità più volte la giurisprudenza ha determinato che non esiste detto obbligo, e pertanto, anche in assenza di comunicazioni sul punto, il licenziamento intimato per superamento del periodo di comporto è da ritenersi pienamente legittimo.

 

INTERRUZIONE

Il lavoratore può chiedere l’interruzione del periodo di comporto, per godere delle ferie o di un’aspettativa (l’eventuale domanda deve essere presentata prima della scadenza del periodo). Tuttavia il datore di lavoro non è obbligato a concederlo per evitare il superamento.

 

Benedetta Cargnel

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