Codice di comportamento e tutela del lavoratore

di Benedetta Cargnel - 7 ottobre 2015

Lo statuto dei lavoratori prevede, ai fini della validità del procedimento disciplinare e della successiva sanzione, l’affissione del codice di comportamento all’interno dell’unità lavorativa.

Infatti, L’art 7 della legge n. 300/1970 al primo comma recita che: “Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse devono applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano”.

La ragione fondamentale di questa prescrizione è quella di garantire la tutela del lavoratore attraverso la limitazione del potere discrezionale del datore di lavoro. In ogni caso, la tassatività prevista per la correttezza del procedimento disciplinare non può essere paragonata a quella prevista nel campo del diritto penale, ma si tratta solo di una sintetizzazione dei principali comportamenti sanzionabili da parte del datore di lavoro e, per sua natura, può non essere esaustivo, posta l’impossibilità di prevedere ogni comportamento che il lavoratore può porre in essere.

Lo statuto dei lavoratori stabilisce che tale documento deve essere collocato in un luogo accessibile a tutti i lavoratori e che, in assenza di questa circostanza, le sanzioni disciplinari irrogate non sono legittime. Tuttavia, vi sono casi in cui il datore può comminare una sanzione in assenza dell’affissione del codice disciplinare.

Uno dei casi è, per esempio, quello dei lavoratori del pubblico impiego, per cui il legislatore ha espressamente definito come idonea la pubblicazione del codice on line per la sua validità. ( D.Lgs. n. 165/2001, art. 55)

Il caso più diffuso nel lavoro privato, invece, è quello della violazione da parte del lavoratore del c.d. minimo etico, vale a dire l’infrazione compiuta dal lavoratore di quei doveri che prescindono dalla specifica attività lavorativa, ma che hanno una natura tale da essere ritenuti noti a ciascuna persona, indipendentemente dalla loro pubblicità.

Una sentenza della Cassazione che ben inquadra questa definizione è la n. 15218/2015. Nel caso in questione, infatti, un lavoratore veniva sanzionato a seguito di un comportamento illecito.

Il dipendente si rivolgeva al tribunale per veder dichiarata l’illegittimità della sanzione disciplinare applicatagli, e in sede di appello otteneva ragione, proprio per la mancata affissione del codice di comportamento in azienda.

La società ricorreva per Cassazione, e gli Ermellini, sul punto, distinguono due tipi di comportamenti sanzionabili da parte del datore:

  1. se il comportamento sanzionatorio sia immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito, perché contrario al c.d. minimo etico o a norme di rilevanza penale, non è necessario provvedere alla affissione del codice disciplinare, in quanto il lavoratore ben può rendersi conto, anche al di là di una analitica predeterminazione dei comportamenti vietati e delle relative sanzioni da parte del codice disciplinare, della illiceità della propria condotta.
  2. quando, invece, la condotta contestata al lavoratore appaia violatrice non di generali obblighi di legge ma di puntuali regole comportamentali negozialmente previste e funzionali al miglior svolgimento del rapporto di lavoro, l’affissione si presenta necessaria per la legittimazione delle sanzioni disciplinari.

 

Benedetta Cargnel

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