La tempistica dell’impugnativa per il licenziamento

di Benedetta Cargnel - 12 novembre 2015

Negli ultimi anni sono state fatte alcune importanti modifiche in materia di termini e decadenze per l’impugnazione del licenziamento, come stabilito dall’art. 6 legge n. 604/1966.

Infatti, il testo originale dell’art. 6 prevedeva che il lavoratore dovesse impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla sua comunicazione (individuato nel momento in cui la dichiarazione di licenziamento è pervenuta all’indirizzo del lavoratore), e poi lo stesso soggiaceva a termine di cinque anni per poter promuovere la causa.

Un lasso di tempo così lungo comportava un possibile grave pregiudizio per il datore di lavoro, che doveva aspettare un così ampio periodo senza la certezza di sapere se il lavoratore avesse deciso o meno di ricorrere in giudizio e, soprattutto, con il regime di risarcimento precedente più tardava il lavoratore a depositare il ricorso tanto più gravosa risultava la misura dell’indennità risarcitoria, conseguente alla dichiarazione di invalidità del licenziamento con reintegra.

Proprio per ovviare a tale circostanza il cosiddetto collegato lavoro in vigore dal 24 novembre 2010, ha introdotto un limite temporale per il deposito del ricorso in sede giudiziale, successivamente all’impugnativa stragiudiziale, pari a 270 giorni. La legge Fornero, poi, ha ulteriormente ridotto detto termine, portandolo a 180 giorni.

Pertanto, nel caso in cui il lavoratore non rispetti questo termine il suo ricorso sarà inammissibile, in quanto l’impugnazione sarà considerata inefficace.

Anche la Giurisprudenza è intervenuta sul punto, in particolare sulla data da cui il termine deve essere calcolato: è dal momento dell’impugnazione effettiva del licenziamento o, invece, dalla scadenza dei 60 giorni per l’impugnativa?

La corte di Cassazione ha avuto modo di affrontare l’ammissibilità di un ricorso depositato oltre 180 giorni dopo l’impugnazione del licenziamento effettuata dal lavoratore, ma prima che fossero spirati i termini se considerati complessivamente (60 giorni per l’impugnativa + 180 giorni per il deposito del ricorso). La corte, sul punto specificava il seguente principio di diritto: “La lettera della disposizione contenuta nell’art. 32, comma 1, L. n. 183 del 2010, modificato dall’art. 1, comma 38, L. n. 92 del 2012 che commina l’inefficacia "dell’impugnazione" extragiudiziale non seguita da tempestiva azione giudiziale, dimostra come dal primo dei due atti debba decorrere il termine per compiere il secondo, e non dalla fine dei sessanta giorni concessi per l’impugnazione stragiudiziale”.

Una recente sentenza, inoltre, (n. 17373/2015) ha confermato la posizione assunta a marzo dalla Cassazione.

Un lavoratore, infatti, aveva impugnato il licenziamento, ma i giudici di merito avevano accolto l’eccezione di decadenza dell’impugnazione, ritenendo che il termine di decadenza andava fatto decorrere dal giorno di spedizione dell’impugnativa, e non dalla ricezione dell’impugnativa da parte del datore di lavoro

La corte di Cassazione, investita sul punto, ricorda che, successivamente all’introduzione del secondo termine decadenziale, l’impugnativa del licenziamento costituisce una fattispecie a formazione progressiva, soggetta a due distinti e successivi termini decadenziali.

I giudici di legittimità precisava che: “Il termine di decadenza di cui al secondo comma dell’art. 6 legge n. 604/1966, come modificato dalla legge Fornero, decorre dalla trasmissione dell’atto scritto di impugnazione del licenziamento e non dalla data di perfezionamento dell’impugnazione per effetto della sua ricezione da parte del datore di lavoro”.

In conclusione, in caso di licenziamento e successiva impugnazione per far valere i propri diritti bisognerà tenere a mente i termini sopra individuati, e procedere quindi al deposito del ricorso giudiziale (o del tentativo di conciliazione o dell’arbitrato) entro 180 giorni dalla spedizione dell’impugnativa del licenziamento. In caso di mancata osservanza di questi termini, sarà onere del datore di lavoro eccepire preliminarmente nella propria comparsa di costituzione la decadenza del termine.

 

Benedetta Cargnel

0 Commenti :

Commento

Captcha