Addio ai co.co.pro: tempo fino al 31 dicembre per regolarizzare

di Benedetta Cargnel - 3 dicembre 2015

Siamo ormai in prossimità della scadenza finale dei contratti di co. co. pro. Il Jobs act, infatti, ha abrogato questa figura contrattuale, nata nel 2003 con la legge Biagi.

Di fatto, molto spesso, le collaborazioni continuative a progetto erano un modo per nascondere un contratto di lavoro subordinato, non garantendo al lavoratore la tutela sancita di quest’ultimo, e in quest’ottica il governo nel piano di riordino dei contratti previsto dal decreto attuativo del Jobs Act ha deciso di abrogare il contratto di co.co.pro, riconducendolo al rapporto di lavoro subordinato.

Mancano meno di due mesi all’abrogazione di questo contratto, visto che l’articolo 2 del decreto (Decreto, contenente la “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183) prevede che a partire dal 1 gennaio 2016, “si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative,e le cui modalità sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”

Pertanto entro il 31 dicembre 2015 bisogna ben riflettere su cosa fare dei contratti di co. co. pro., visto che se il contratto continua dopo il 1° gennaio, il contratto di lavoro si trasforma automaticamente in lavoro subordinato.

Per incentivare la trasformazione spontanea da parte dei datori di lavoro, il legislatore ha previsto, due fattispecie specifiche:

  • prima del 1° gennaio 2016 : si procede alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro co. co. pro, e si procede all’assunzione del lavoratore, godendo dello sconto contributivo triennale previsto dal Jobs Act per le nuove assunzioni (esonero contributivo triennale fino a 8.060 euro annui);
  • dopo il 1° gennaio 2016 si stipula un contratto di lavoro subordinato (che, ai sensi dell’art. 54 del decreto non potrà essere risolto prima di 12 mesi, se non per giusta causa o giustificato motivo soggettivo). Tale contratto, se viene sottoscritto in sede protetta ai sensi dell’art. 2113 c.c. (che di fatto rinvia alle conciliazioni effettuate in sede sindacale o di certificazione), comporta “l’estinzione degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del rapporto di lavoro, fatti salvi gli illeciti accertati a seguito di accessi ispettivi effettuati in data antecedente all’assunzione” (che tuttavia non avrà lo sconto contributivo previsto per l’altra circostanza).

Il decreto prevede inoltre delle eccezioni a questa normativa così rigida, per la continuazione dei contratti di collaborazione a progetto:

  1. se è previsto dai contratti collettivi, anche stipulati dalle confederazioni di categoria;
  2. per i professionisti che svolgono attività intellettuale iscritti a un albo;
  3. per chi svolge attività come componente di organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;
  4.  per chi collabora a fini istituzionali in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche associate al Coni;

in ogni caso, sarà, invece, ancora possibile stipulare una co.co.co. quando presenti requisiti di autentica autonomia della prestazione (prevalenza della personalità e non assoggettamento al potere gerarchico del datore di lavoro), poiché questo istituto, invece, non è stato abrogato dal Jobs act, anche se è demandato alla discrezionalità di ispettori e organi giurisdizionali la corretta applicazione dell’istituto caso per caso. L’intento, del governo è infatti quello di disincentivare tutti i rapporti diversi dal lavoro subordinato.

 

Benedetta Cargnel

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