Datore di lavoro e responsabilità sulla sicurezza del lavoratore

di Luigi Piscitelli - 10 dicembre 2015

Il datore di lavoro è sempre responsabile dell’incolumità fisica del lavoratore nel caso di un’azienda a conduzione familiare. A stabilirlo è una sentenza della Corte di Cassazione (penale, sez. 4, del 13 novembre 2015, n. 45438), che ha cassato la decisione attenuativa adottata dalla Corte d’Appello riguardo a un notorio evento di esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio. Un documento dell'Associazione nazionale Consulenti del lavoro analizza nello specifico la sentenza.

 

IL FATTO

Gli imputati erano stati riconosciuti colpevoli e condannati per il reato di cui all’art. 113, 449 c.p. in relazione all’art. 434 C.D. perché, nella loro qualità di legali rappresentanti e di datori di lavoro della ditta “XXX S.r.L” avente a oggetto la produzione di fuochi pirotecnici, a seguito della devastante esplosione della fabbrica, cagionavano per colpa, consistita in negligenza, imperizia e imprudenza, nonché per colpa specifica consistita nella violazione della normativa antinfortunistica, il decesso di tre persone oltre a lesioni per altre, tutti intenti alla lavorazione di materiali pirotecnici presso il suddetto opificio, la distruzione dei locali della fabbrica, nonché un incendio di vaste proporzioni che interessava l’adiacente bosco. La sentenza veniva impugnata in Cassazione dal procuratore generale.

 

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La suprema Corte ha ricostruito che uno degli imputati era rappresentante legale della ditta e pertanto la sua posizione di garanzia rimane per ciò stesso acclarata, assieme a quella del fratello altro imputato che rivestiva la funzione di Rspp, svolgeva funzioni direttive nell’organizzazione lavorativa e, nella specificità degli eventi, impartiva le direttive circa lo svolgimento quotidiano dei lavori, disponendo che tutti si adoperassero alla preparazione dei fuochi di artificio e conferendo compiti specifici agli addetti. In proposito, ancora una volta la Corte ha ribadito che il datore di lavoro, proprio in forza delle disposizioni specifiche previste dalla normativa antinfortunistica e di quella generale di cui all’art. 2087 c.c., è il “garante” dell’incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale dei lavoratore, con la già rilevata conseguenza che, ove egli non ottemperi agli obblighi di tutela, l’evento lesivo gli viene addebitato in forza del principio che “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo” (art. 40 c.p., comma 2).

La riferibilità soggettiva della condotta colposa al titolare, assente quel giorno in fabbrica, non scrimina lo stesso, risultato essere il legale rappresentante della ditta e, dunque, elemento cui è riferibile l’intera gestione della fabbrica e dell’attività lavorativa, non avendo in atti elementi per ritenere una distribuzione di funzioni e una separazione di competenze tra i fratelli. Pertanto non è stata correttamente esclusa la responsabilità del predetto imputato, ritenendolo ignaro dell’operato del fratello, che quel giorno ebbe a impartire i compiti agli operai. Il carattere familiare dell’impresa determina il ragionevole convincimento, non contrastato da elementi di segno contrario, che il rappresentante legale avesse organizzato il lavoro e in particolare che anche allo stesso fossero attribuibili le scelte aziendali e la organizzazione lavorativa e dunque la colposa omissione nell’attuazione di qualsivoglia presidio a protezione degli operai nello svolgimento delle rispettive mansioni e che nessuna formazione era stata loro fornita sulla utilizzabilità degli attrezzi.

 

Leggi il commento “Sicurezza: Responsabilità del legale rappresentante di un’azienda a  conduzione familiare”.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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