Politiche attive: consulenti del lavoro poco coinvolti

di Luigi Piscitelli - 22 gennaio 2016

Un maggior coinvolgimento dei consulenti del lavoro nelle politiche attive. È questo quanto chiede l’Ancl (Associazione nazionale Consulenti del Lavoro) in un documento contenente osservazioni e suggerimenti in merito al Jobs act. Vediamo quali sono i principali spunti di riflessione.

 

RUOLO DEI CONSULENTI DEL LAVORO

La richiesta dell’Ancl è quella di inserire esplicitamente i Cdl fra i soggetti che, ai sensi dell’art. 12 del D.Lgs. n. 150/2015 possano essere accreditati a svolgere i servizi per il lavoro di cui all’art. 18. I Cdl potrebbero inoltre (o in alternativa) essere ammessi a collaborare, sulla base di apposite convenzioni, con i Centri per l’Impiego, in particolare, per la realizzazione di esperienze lavorative mediante tirocinio e/o per la realizzazione di forme di accompagnamento al lavoro anche attraverso l’utilizzo dell’assegno individuale di ricollocazione. In relazione a quest’ultimo istituto si potrebbero ipotizzare, forme di collaborazione fra Cti e Cdl con ripartizione (predeterminata in convenzione) dell’assegno di ricollocazione fra i due soggetti, pubblico e privato, a risultato occupazionale ottenuto.

 

ANPAL

L’associazione vede con favore la creazione dell’Anpal quale organismo di coordinamento a livello nazionale delle politiche attive del lavoro, che potrà risultare utile non solo a coordinare l’operato dei singoli centri per l’impiego alle politiche occupazionali governative ma anche a uniformare gli standard qualitativi degli interventi, evitando eccessive divaricazioni fra i vari ambiti regionali.

 

SERVIZI INFORMATICI

L’art.13, al quarto comma, prevede che le comunicazioni di assunzione, trasformazione e

cessazione dei rapporti di lavoro debbano essere effettuate all’Anpal che poi le dovrebbe mettere a disposizione di Cti, Inps, Inail e Ispettorato Nazionale del Lavoro. L’Ancl apprezza l’intento semplificatorio, ma raccomanda al contempo l’efficienza dei sistemi informatici. Viene pertanto chiesto che venga codificata nella legge una norma di salvaguardia di carattere generale con cui si preveda espressamente che quando il ritardo di una comunicazione o di un adempimento sia dipeso dal malfunzionamento del sistema informatico di un ente pubblico, nessuna responsabilità sia ascrivibile all’utente del servizio che effettui entro un termine ragionevole l’invio a mezzo Pec o raccomandata.

 

VERIFICA STATO DI DISOCCUPAZIONE

In ordine alla verifica dello stato di disoccupazione e alla fruizione di qualsiasi beneficio o sostegno pubblico, si raccomanda l’introduzione di sanzioni più severe in caso di inadempimento agli obblighi del disoccupato non essendo opportuno attendere il ripetersi di certi rifiuti o inadempimenti per determinare la perdita del beneficio.

 

DIMISSIONI DELLA LAVORATRICE

Secondo l’Ancl, la convalida delle dimissioni può benissimo essere effettuata senza particolari appesantimenti burocratici, tenendo anche conto che si tratta di atti che possono essere molto frequenti.

In particolare vengono segnalate due modalità alternative:

  1. La previsione di un termine di ripensamento a favore del lavoratore dimissionario analogo a quello attualmente previsto in materia di rinunzie e transazioni dall’art. 2113 cod. civ. (trascorsi 6 mesi l’atto dismissorio si ha per convalidato) o anche in materia di licenziamento dall’art. 6 della L. n. 604/1996 (trascorsi 60 gg il licenziamento si ha per accettato). In questo caso, naturalmente, per evidenti ragioni pratiche, deve trattarsi di un termine molto più breve;
  2. Applicazione sulle dimissioni di una marca da bollo che consentirebbe, in modo molto semplice, di attribuire all’atto data certa.

 

Leggi il documento redatto dall’Ancl.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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