Collaborazioni, lavoro autonomo e riqualificazione dei rapporti di lavoro

di Massimo Braghin - 24 marzo 2016

Per effetto dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2015, dal 1° gennaio 2016, la normativa sul lavoro subordinato si applica a tutte quelle collaborazioni in cui le modalità, i tempi e i luoghi di esecuzione sono organizzate dal committente. Si passa, quindi dall’etero-direzione all’etero-organizzazione, ovvero, è il datore di lavoro a determinare tempi e luoghi di lavoro, mentre il collaboratore determina le modalità di esecuzione della prestazione. Di contro, l’etero-direzione identifica il potere del datore di lavoro di determinare e circoscrivere la prestazione del dipendente.

Le nuove collaborazioni coordinate e continuative si configurano, a tutti gli effetti, come rapporti di lavoro autonomo, in quanto nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente la propria attività lavorativa. I contratti devono essere stipulati per iscritto e devono rispettare la normativa in materia di clausole abusive.

Si assiste, sempre con decorrenza 1° gennaio 2016, a un intervento orientato alla stabilizzazione degli ex collaboratori a progetto, in quanto è disposto che i datori di lavoro privato che avevano in corso rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, rapporti di lavoro a progetto o con soggetti titolari di partita Iva, possono procedere all’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La stabilizzazione è particolarmente vantaggiosa in quanto non sono previsti contributi aggiuntivi a titolo di sanatoria, e si evita il rischio di un’eventuale riqualificazione del rapporto di lavoro e dei connessi oneri a livello amministrativo, contributivo e fiscale. Sulla riqualificazione del rapporto di lavoro va detto che è frequente che un rapporto di lavoro venga riqualificato da autonomo a subordinato, da tirocinio a subordinato, in quanto, in occasione di una verifica ispettiva, emerge che il rapporto di fatto instauratosi fra le parti non corrisponde al c.d. nomen juris, non presentando le caratteristiche distintive dello stesso, e quindi gli organi ispettivi postulano la presunzione per cui il rapporto stesso è stato posto in essere per finalità di omissione contributiva.

Per quanto attiene le commissioni di certificazione, il D.Lgs. n. 81/2015 ne ha ampliato le sfere di competenza, introducendo anche un ruolo terzo ai Consulenti del Lavoro:

  • in caso di demansionamento, il relativo patto deve essere stipulato presso le commissioni di certificazione, nel cui ambito il lavoratore può altresì richiedere l’assistenza di un Consulente del Lavoro;
  • in caso di contratto part time relativo a un Ccnl che non contempli le clausole elastiche, le stesse possono essere inserite dinanzi ad una commissione di certificazione;
  • le commissioni di certificazione possono verificare la genuinità del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa;
  • in caso di stabilizzazione degli ex collaboratori a progetto o titolari di partita Iva, dinanzi alle commissioni di certificazione si pattuisce per iscritto l’impegno reciproco, per i successivi 12 mesi, del lavoratore di non impugnare il rapporto e del datore di lavoro di non risolverlo, salvo che sussistano giusta causa o giustificato motivo;
  • le commissioni di certificazione intervengono, inoltre, in caso di rinunce e transazioni, di appalti, di contratti in genere, di clausole compromissorie, di regolamenti di cooperative.

Le principali misure che riguardano il nuovo Statuto del lavoro autonomo si possono sintetizzare come segue:

  • deducibilità 100% delle spese sostenute per servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’autoimprenditorialità finalizzate all’inserimento o reinserimento del lavoratore autonomo nel mercato del lavoro (entro 5.000 euro), delle spese per la partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale (entro 10.000 euro), degli oneri per l’assicurazione contro i mancati pagamenti delle prestazioni di lavoro autonomo fornite da forme assicurative;
  • accesso all’indennità di maternità Inps a prescindere dall’effettiva astensione dal lavoro;
  • estensione del congedo parentale anche ai lavoratori autonomi, per un periodo di 6 mesi, entro i primi 3 anni di vita del bambino;
  • sospensione dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali in caso di infortunio o malattia, per tutto il periodo e fino a un massimo di 2 anni, purché l’infortunio o la malattia comportino incapacità lavorativa per oltre 60 giorni;
  • impossibilità di modificare unilateralmente da parte del committente le condizioni del contratto oppure di recedere senza un congruo preavviso (nullità clausole capestro).

 

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Massimo Braghin

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