Consulenti del lavoro: “Dimissioni on line costose e inutili”

di Luigi Piscitelli - 11 marzo 2016

La nuova procedura telematica per le dimissioni entrerà ufficialmente in vigore da domani, 12 marzo. Una riforma inserita nel decreto legislativo n. 150/2015 che manderà definitivamente in soffitta il vecchio modulo cartaceo per arginare il fenomeno delle dimissioni in bianco.

Contro questa importante modifica si sono schierati i Consulenti del lavoro, che auspicano un ritorno al metodo attualmente in vigore della convalida delle dimissioni. “Si tratta di una norma di buon senso – dichiara Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del lavoro –, con la quale si potrebbero evitare le nefaste conseguenze economiche della nuova normativa. Anche se la soluzione migliore rimane l'abrogazione di un gravosissimo onere introdotto per tutti ma efficace solo per un fenomeno più che residuale. Mi auguro che la richiesta formulata nei mesi scorsi dal nostro Consiglio Nazionale possa essere accolta”.

 

COSA CAMBIA PER LAVORATORI

Il lavoratore dovrà attivarsi per acquisire un apposito Pin dall’Inps, il cui rilascio non avviene in tempi immediati. Inoltre, sarà necessario richiedere anche una “username” e una “password” per accedere al portale www.cliclavoro.gov.it. In alternativa, il lavoratore potrà rivolgersi a uno dei soggetti abilitati alla identificazione dei lavoratori e alla trasmissione del modello per conto degli stessi (patronati, enti bilaterali, organizzazioni sindacali, commissioni di certificazione).

 

AUMENTANO I COSTI

Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio della Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro per conto del Corriere della Sera i potenziali costi del provvedimento ammontano a:

  • 10,5 milioni di euro per i lavoratori;
  • 105 milioni di euro per le aziende;
  • 1,47 miliardi di euro per le casse dello Stato.

Per i lavoratori, si calcola un costo medio di 15 euro per usufruire del servizio tramite i soggetti abilitati. Per le aziende, invece, i costi deriverebbero dal cosiddetto “ticket licenziamento” che può arrivare fino a 1500 euro e che sarebbe dovuto nei casi di abbandono improvviso del posto del lavoro (circa 70mila casi l’anno). Per lo Stato, infine, c’è da considerare l’indennità di disoccupazione (Naspi) dovuta ai lavoratori in caso di tramutazione di una dimissione in “licenziamento effettivo”.

 

Leggi lo studio “Dimissioni on line, onere inutile e costosissimo”.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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