Il contratto aziendale prende il largo

di Alberto Bosco - 19 maggio 2016

Le rigidità della norma di legge, e anche quelle del contratto collettivo nazionale, si possono superare con un buon accordo di secondo livello, ossia con un contratto collettivo territoriale o, meglio ancora, aziendale: un forte impulso in questo senso viene infatti dal Jobs Act. Un tema del quale si discuterà al convegno organizzato da MySolutionDiritto sindacale e contratto aziendale in pratica”, che si terrà il 31 maggio prossimo a Milano.

La possibilità di deroga è ammessa se si tratta, come prevede l’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, dei contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria.

Diventa quindi di fondamentale importanza conoscere le fonti del diritto sindacale, inclusi i più recenti accordi in materia di rappresentanza e rappresentatività, per comprendere alla luce di quali criteri debbano essere “individuati” gli interlocutori, ossia quali organizzazioni sindacali (da entrambe le parti) possano essere individuate come quelle “comparativamente più rappresentative sul piano nazionale” e, subito dopo, quali siano i possibili campi di intervento e di disciplina.

Il Jobs Act, e nello specifico il cosiddetto “codice dei contratti”, sollecita le parti a intervenire per disciplinare, a titolo di esempio:

  1. nel part time: il lavoro supplementare, le clausole elastiche, la durata del preavviso e del periodo di comporto;
  2. nel contratto a termine: la durata massima di tutti i rapporti a tempo, le pause intermedie, il numero massimo di lavoratori assumibili a tempo determinato;
  3. nella somministrazione: i limiti numerici (e così via).

Accanto alle previsioni di tipo “normativo” e di diretta derivazione legislativa, la contrattazione aziendale può intervenire (in questo senso si è mossa la legge di stabilità 2016) per disciplinare i premi di produttività e la partecipazione agli utili dell’impresa, ai quali viene applicata un’imposta sostitutiva del 10 per cento. Fino alla messa in opera di più compiuti regimi di welfare aziendale.

Altra questione fondamentale è l’analisi delle esperienze più avanzate: non di rado, nelle aziende più sensibili e aperte ai mutamenti sociali, viene disciplinata la concessione del congedo matrimoniale in connessione con la convivenza, ovvero anche nel caso di unioni tra persone dello stesso sesso; si favorisce il passaggio a regimi di smart working e non solo.

L’esperienza consente di affermare che un’azienda sensibile alle esigenze delle persone, alla conciliazione dei loro tempi di vita e di lavoro, è un’azienda dove si lavora meglio e nella quale è più facile raggiungere risultati migliori per tutti, ivi inclusi (ovviamente) gli azionisti.

Trovare nuove formule, nuove soluzioni, superando usi e concezioni oramai in larga parte superati, è compito anche, e forse soprattutto, del contratto aziendale.

 

Per approfondire: iscriviti al convegno gratuito “Diritto sindacale e contratto aziendale in pratica”.

 

Alberto Bosco

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