Infortunio in itinere: vale anche se si utilizza la bicicletta

di Benedetta Cargnel - 12 maggio 2016

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 7313 del 13 aprile 2016 riesamina la valutazione della bicicletta per recarsi sul luogo di lavoro e la sussistenza dell’infortunio in itinere nel caso di incidente.

Infatti, un lavoratore, si rivolgeva al tribunale per ottenere il riconoscimento dell’infortunio in itinere in bicicletta, con conseguente condanna di Inail per erogargli le prestazioni di legge.

Il tribunale accoglieva la domanda, mentre la corte di appello, in riforma, la respingeva, ritenendo non provata la necessità di utilizzare un mezzo privato per recarsi al lavoro. Il lavoratore ricorreva per cassazione.

Gli ermellini rilevano che l’art. 12 del D.Lgs. n. 38/2000, ha aggiunto un ultimo comma agli artt. 2 e 210 del t.u. 1124/65, ampliando la tutela a qualsiasi infortunio verificatosi lungo il percorso da casa a luogo di lavoro, escludendo qualsiasi rilevanza all’entità del rischio o alla tipologia della specifica attività lavorativa cui l’infortunato sia addetto.

Secondo la disciplina in vigore pertanto anche l’uso del mezzo proprio (senza alcuna altra connessione funzionale con l’attività lavorativa assicurata) non è di ostacolo all’indennizzabilità dell’infortunio, in presenza del requisito della necessità.

Non solo. Si deve anche tener conto delle recenti politiche che incentivano l’utilizzo della bicicletta nella valutazione dell’incidente: vi è proprio una tendenza nell’ordinamento per favorire l’utilizzo della bicicletta in quanto mezzo che riduce costi economici, sociali e ambientali.

La cassazione ricorda che vi sono addirittura comuni che mettono a disposizione dei cittadini biciclette in modo gratuito per gli spostamenti urbani casa-lavoro, anche di breve durata; e ciò al fine di ottenere benefici non solo di carattere ambientale ma anche per la salute dei cittadini, e in prospettiva un calo delle spese sanitarie a carico del sistema nazionale

In questa ottica conta, in particolare, quanto emerge dalla recente normativa di cui alla legge dei 28 dicembre 2015 n. 221 (pubblicata nella G. U. n. 13 dei 18 gennaio 2016) contenente “disposizioni in materia ambientale per promuovere misura di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, il cui art. 5 prevede specifiche disposizioni volte a incentivare la mobilità sostenibile anche nei percorsi casa lavoro, ivi inclusi le iniziative di bike-pooling e di bike-sharing, i programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione dei traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità delle sedi di lavoro “anche al fine di contrastare problemi derivanti dalla vita sedentaria”. Tali programmi possono comprendere anche incentivi di tipo economico come “la cessione a titolo gratuito di “buoni mobilità” ai lavoratori che usano mezzi di trasporto sostenibili”.

L’art. 5 di detta legge, inoltre, interviene a integrare la materia dell’infortunio in itinere chiarendo che “l’uso del velocipede, come definito ai sensi dell’articolo 50 dei decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, deve, per i positivi riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato”.

In sostanza, attraverso la nuova disciplina, ai fini dell’infortunio in itinere, l’uso della bicicletta (anche a pedalata assistita), deve ritenersi sempre assicurato, come lo è, per la stessa normativa, l’andare al lavoro a piedi o con utilizzo del mezzo pubblico.

 

Benedetta Cargnel

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