Infortunio in itinere: ecco quando è indennizzabile

di Benedetta Cargnel - 27 luglio 2016

Due recenti sentenze della Cassazione, la n. 13950 e la n. 13882, entrambe del 7 luglio, affrontano nuovamente il tema dell’infortunio in itinere del lavoratore.

Il caso più comune di infortunio in itinere consiste nell’incidente occorso al lavoratore nel tragitto casa-lavoro, ma perché lo stesso sia riconosciuto dall’Inail come indennizzabile devono sussistere diversi presupposti. In particolare, la sentenza n. 13950 ricorda che i presupposti necessari per il riconoscimento dell’infortunio:

  1. sussistenza di un nesso eziologico tra il percorso seguito e l’evento, nel senso che tale percorso costituisca per l’infortunato quello normale per recarsi al lavoro e per tornare alla propria abitazione;
  2. sussistenza di un nesso almeno occasionale tra itinerario seguito e attività lavorativa, nel senso che il primo non sia dal lavoratore percorso per ragioni personali o in orari non collegabili alla seconda;
  3. in caso di utilizzo della propria autovettura per recarsi al lavoro, necessità dell’uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore, per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, considerati i suoi orari di lavoro e quelli dei pubblici servizi di trasporto.

Infatti, per la costante giurisprudenza, l’uso del mezzo proprio, visti gli ingenti rischi connessi alla circolazione stradale, deve essere valutato con adeguato rigore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio di incidenti

Perché si possa ritenere necessario l’utilizzo del mezzo privato al posto del mezzo pubblico non è sufficiente valutare l’ottica di bilanciamento degli interessi delle esigenze del lavoro con quelle familiari proprie del lavoratore, con la possibilità di risparmio di tempo nel trasporto privato, rispetto alle possibili attese del mezzo pubblico.

La cassazione infatti ribadisce che condotte di vita quotidiana improntate a maggiore comodità o a minori disagi, non assumono uno spessore sociale tale da giustificare un intervento a carattere solidaristico a carico della collettività in caso di incidente intervenuto su un mezzo privato in queste circostanze.

Di fatto, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, per l’utilizzo del mezzo privato al posto del mezzo pubblico è giustificata:

  1. in totale assenza di mezzi pubblici;
  2. in presenza mezzi pubblici che non consentano il puntuale raggiungimento del luogo di lavoro;
  3. in caso di eccessivo disagio procurato dallo stato in cui versano i mezzi pubblici presenti sulla zona interessata.

La sentenza n. 13882 specifica poi che l’occasione lavorativa deve essere intesa in senso lato: nel caso di specie, infatti, il lavoratore si era infortunato mentre si trovava in permesso sindacale retribuito e a seguito della sua partecipazione a una riunione relativa ad attività sindacale da egli svolta in modo episodico e occasionale quale rappresentante sindacale e non invece mentre si recava sul proprio posto di lavoro.

La Cassazione tuttavia, in riforma delle due sentenze emesse dai giudici di merito riconosce la presenza di infortunio in itinere posto che la partecipazione di un lavoratore, ancorché in qualità di sindacalista e in permesso sindacale, a una riunione che attiene all’attività dell’impresa, non può certamente dirsi attinente a interessi diversi, estranei o immeritevoli di tutela rispetto a quelli presidiati dalla tutela assicurativa.

Pertanto la corte nel caso di specie ritiene indennizzabile l’infortunio occorso ai sensi della disciplina dell’art. 12 del D.Lgs. n. 38/2000 (che ha aggiunto un ultimo comma agli artt. 2 e 210 del T.U. 1124/1965): infatti, il testo legislativo esclude la protezione assicurativa dell’infortunio che avvenga sul normale percorso che ricollega al lavoro, nel solo caso “di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate”.

 

Benedetta Cargnel

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