Licenziamento orale, dimissioni e onere della prova

di Benedetta Cargnel - 6 luglio 2016

Recentemente la Cassazione, con la sentenza n.12586 del 17 giugno 2016, è intervenuta in merito a un caso in cui lavoratore e datore di lavoro interrompevano il rapporto di lavoro quasi contestualmente: il primo inviava infatti alla società un telegramma comunicando le proprie dimissioni, subordinate al mancato pagamento della propria retribuzione. Contestualmente, Il lavoratore veniva licenziato mentre la sua comunicazione già ricevuta alla sede della società non era stata ancora fatta pervenire al responsabile del personale che invece aveva provveduto a intimare il licenziamento in forma orale. Solo dopo tale atto, quest’ultimo veniva reso edotto delle dimissioni (subordinate) del lavoratore. Il lavoratore impugnava il licenziamento.

Il giudice di primo grado accertava l’illegittimità del licenziamento. In sede di appello, invece, la società sollevava per la prima volta l’eccezione per cui l’interruzione del rapporto di lavoro era stata provocata per causa esclusiva del lavoratore, a causa del telegramma di dimissioni inviate.

La corte di appello aderiva alla tesi del datore di lavoro e riteneva che il recesso era dovuto per causa delle dimissioni del lavoratore, non valorizzando invece la circostanza che anche successivamente all’invio il lavoratore si era recato regolarmente al lavoro, di fatto revocando le dimissioni con un comportamento contrario.

Il lavoratore ricorreva per Cassazione, contestando le motivazioni del giudizio di appello. Gli ermellini pertanto si trovano a dover risolvere il problema di chi abbia risolto per primo il rapporto di lavoro.

La Cassazione risolve il quesito facendo leva sull’onere probatorio che le parti devono assolvere in causa, e, seguendo l’orientamento consolidato, ribadisce il principio di diritto per cui qualora il lavoratore deduca di essere stato licenziato oralmente e faccia valere in giudizio la inefficacia o invalidità di tale licenziamento, mentre il datore di lavoro deduca la sussistenza di dimissioni del lavoratore, il materiale probatorio deve essere raccolto, da parte del giudice di merito, tenendo conto che, nel quadro della normativa limitativa dei licenziamenti, la prova gravante sul lavoratore è limitata alla sua estromissione dal rapporto, mentre la controdeduzione del datore di lavoro assume la valenza di un’eccezione in senso stretto, il cui onere probatorio ricade sull’eccipiente ai sensi dell’art. 2697, secondo comma, cod. civ.

Poiché nel caso di specie la società non aveva provato né eccepito il licenziamento nei termini di legge, la corte accoglie il ricorso del lavoratore.

 

Benedetta Cargnel

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