Il lavoro agile conviene ad aziende e lavoratori

di Luigi Piscitelli - 20 ottobre 2016

Lo smart working è già realtà. In attesa che il Parlamento approvi in maniera definitiva il Ddl sul lavoro agile, ben il 30% delle grandi imprese nel 2016 ha infatti realizzato progetti strutturati di smart working, secondo quanto emerge da un’indagine condotta dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. Una crescita significativa rispetto al 17% dello scorso anno, a cui si aggiunge l’11% che dichiara di lavorare secondo modalità “agili” pur senza aver introdotto un progetto sistematico. Tra i nuovi provvedimenti adottati ci sono nuovi strumenti digitali, policy organizzative, comportamenti manageriali e nuovi layout fisici degli spazi.

Il tasto dolente riguarda invece le Pmi, dove la diffusione del lavoro agile risulta ancora molto limitata: solo il 5% ha già avviato un progetto strutturato di questo tipo, con un altro 13% che opera in modalità smart in assenza di progetti strutturati. Uno scarso interesse dovuto alla limitata convinzione del management e alla mancanza di consapevolezza dei benefici ottenibili, anche se aumenta il numero di Pmi interessate ad un’introduzione futura (il 18%).

 

BENEFICI SUI LAVORATORI

Facendo riferimento al solo lavoro subordinato, gli smart workers – ossia quei lavoratori che godono di discrezionalità nella definizione delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati – sono già 250mila, circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti, sono cresciuti del 40% rispetto al 2013. Il lavoratore smart tipo è un uomo (nel 69% dei casi) con un’età media di 41 anni, che risiede al Nord (nel 52% dei casi, solo nel 38% nel Centro e nel 10% al Sud) e rileva benefici nello sviluppo professionale, nelle prestazioni lavorative e nel work-life balance rispetto ai lavoratori che operano secondo modalità tradizionali.

L’analisi dell’Osservatorio smart working rivela inoltre come siano falsi alcuni timori tipici legati all’applicazione del lavoro agile. Gli smart worker appaiono decisamente più soddisfatti rispetto alla media dei lavoratori riguardo allo sviluppo professionale e la carriera: il 41% valuta eccellente la propria capacità di sviluppare abilità e conoscenze propedeutiche a un’evoluzione professionale rispetto al 16% del campione complessivo. Una valutazione che vale in particolar modo per le donne smart worker, per cui il livello di soddisfazione è maggiore del 35% rispetto a quelle che lavorano in modo tradizionale (per gli uomini la differenza è pari al 22%).

Positivi anche gli effetti sulle performance professionali, come la qualità e quantità del lavoro svolto e la capacità di innovare nel proprio team di lavoro. Lo smart working infatti ha un effetto positivo concreto sull’engagement delle persone: oltre un terzo del campione si sente di contribuire positivamente alla creazione di un buon clima aziendale e oltre il 40% degli smart worker è entusiasta del proprio lavoro.

Infine, i lavoratori “agili” sono più soddisfatti della media nella capacità di gestire la vita professionale e privata: il 35% è molto soddisfatto di come riesce a organizzare il proprio tempo (rispetto al 15% di media) e il 29% riesce sempre a conciliare le esigenze personali e professionali (rispetto al 15% di media), anche in questo caso con un maggiore beneficio per le donne rispetto agli uomini.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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