Malattia e buona fede del lavoratore

di Benedetta Cargnel - 17 novembre 2016

L’orientamento costante della giurisprudenza ritiene che il lavoratore anche nel caso di assenza per malattia debba comunque comportarsi in buona fede nei confronti del proprio datore di lavoro.

Svariate sentenze, infatti, hanno ritenuto legittimo il licenziamento del lavoratore che durante l’assenza per malattia, avesse prestato un’altra attività lavorativa o comunque avesse svolto attività, anche non lavorative, che potessero pregiudicarne la completa guarigione.

Anche di recente, con due sentenze la corte affronta nuovamente il tema in questione.

In particolar modo con la sentenza 18961 del 27 settembre 2016, la corte di legittimità affronta nuovamente il tema della buona fede del lavoratore durante la malattia.

Nel caso di specie il dipendente veniva licenziato perché, durante la malattia, si recava all’estero, e tale comportamento veniva ritenuto dal datore di lavoro atto a aggravare il suo stato patologico.

Il lavoratore impugnava il licenziamento irrogato e sia Il tribunale e sia la corte di appello accoglievano le sue richieste.

La sentenza di appello veniva quindi impugnata dal datore di lavoro e  la corte di legittimità, circa  labuona fede del lavoratore, ribadisce che "l'espletamento di altra attività, lavorativa ed extralavorativa, da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idoneo a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell'adempimento dell'obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro, laddove si riscontri che l'attività espletata costituisca indice di una scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute ed ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione, oltre ad essere dimostrativa dell'inidoneità dello stato di malattia ad impedire comunque l'espletamento di un'attività ludica o lavorativa

La cassazione quindi esclude che lo svolgimento di un’attività extra-lavorativa durante la malattia sia di per sé causa sufficiente per il licenziamento, ma deve essere indagato in concreto se l’attività abbia effettivamente compromesso la convalescenza del lavoratore.

Vi è un'altra sentenza recente della cassazione, la n. 19933 del 5 ottobre 2016, che analizza il profilo della buona fede del lavoratore in caso di malattia.

Anche in questo caso, un lavoratore, un medico in servizio presso una struttura pubblica, veniva licenziato per aver svolto attività extra- lavorativa durante la malattia.

Il licenziamento veniva impugnato e la corte di appello, in riforma della sentenza di primo grado accoglieva le domande del lavoratore, ritenendo che le contestazioni del caso (aver compiuto limitate prestazioni durante il periodo di malattia) non avessero potuto aggravare lo stato di salute del dipendente.

Il datore di lavoro ricorreva per cassazione

La corte di legittimità, quindi analizza un ulteriore profilo della buona fede del lavoratore: non bisogna solo valutare la compatibilità del lavoro svolto presso terzi con l'infermità denunciata, e la sua inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psicofisiche, ma  anche il fatto se il lavoratore non abbia comunicato al datore di lavoro il ripristino, anche parziale della capacità lavorativa, in ragione degli obblighi di fedeltà, buona fede e correttezza che gravano sul lavoratore.

Nel caso di specie la corte enuncia il seguente principio di diritto: “Il medico dirigente/dirigente per convenzione, in rapporto di lavoro pubblico contrattualizzato non esclusivo, che durante il periodo di assenza per malattia presti attività libero-professionale presso una casa di cura privata, sia pure per un breve arco temporale e in misura limitata (poche prestazioni), senza avere offerto la prestazione lavorativa all'Amministrazione datrice di lavoro, viene meno ai canoni della reciproca lealtà e della buona fede che nel rapporto di lavoro devono connotare le reciproche obbligazioni delle parti, anche al fine del buon andamento dell'Amministrazione. Tale condotta è di per sé suscettibile di rilievo disciplinare".

Di fatto quindi anche durante la sospensione del rapporto di lavoro a causa della malattia, il lavoratore è sempre obbligato a comportarsi secondo buona fede nei confronti del datore di lavoro.

Benedetta Cargnel - Avvocato

Benedetta Cargnel

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