Antiriciclaggio, per i consulenti del lavoro conta la verifica della clientela

di Gabriele Ventura - 9 dicembre 2016

Consulente del lavoro chiamato a un’attenta verifica della clientela. La prevedono gli obblighi in materia di antiriciclaggio, riepilogati nella circolare n. 1137 emanata l’11 novembre scorso dal Consiglio nazionale dell’Ordine. In particolare, viene esaminata la disciplina contenuta nel D.Lgs 21 novembre 2007, n. 231, relativamente al suo ambito di applicazione e agli obblighi per i consulenti del lavoro.

Il professionista è infatti destinatario di quanto previsto all’art. 12, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 231/2007 e, fatta salva l’esenzione, disposta dallo stesso art. 12, comma 3,  laddove stabilisce che “Gli obblighi di cui al Titolo II, Capo I II, non sussistono in relazione allo svolgimento della mera attività di redazione e/o di trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e degli adempimenti in materia di amministrazione del personale di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12”, il consulente del lavoro è tenuto ad acquisire tutte le informazioni relative al cliente all’inizio del rapporto di consulenza e di procedere all’adeguata verifica della clientela a mezzo:

  • identificazione cliente;
  • identificazione del titolare effettivo;
  • ottenimento di informazioni su natura e scopo della prestazione professionale;
  • controllo costante durante la prestazione professionale;
  • registrazione e conservazione dati;
  • segnalazioni delle operazioni sospette;
  • formazione del personale ove esistente.

 

Sono quindi oggetto di adeguata verifica, specifica la circolare a titolo non esaustivo, le seguenti prestazioni professionali:

  • consulenza aziendale, amministrativa, contrattuale, tributaria o finanziaria di carattere continuativo;
  • consulenza per la predisposizione e la gestione di un piano di assunzioni di personale per conto di un’azienda che necessiti la valutazione di tutti gli aspetti giuridici, economici, contabili, assicurativi, previdenziali e sociali;
  • consulenze a qualsiasi titolo sul trasferimento delle attività economiche compreso le posizioni e i diritti dei dipendenti;
  • consulenze continuative attinenti la gestione o l’amministrazione di società cooperative, Onlus ed altri enti;
  • gestioni di posizioni previdenziali e assicurative;
  • assistenza e rappresentanza nel contenzioso amministrativo del lavoro e previdenziale;
  • assistenza e consulenza nella mediazione e certificazioni contratti;
  • assistenza e rappresentanza nella difesa tributaria, giudiziale e stragiudiziale;
  • gestioni di incassi e versamenti in nome e per conto del cliente unitariamente oltre soglia;
  • gestioni di titoli, conti bancari, denaro, libretti di deposito;
  • consulenza di materia di contabilità e bilanci;
  • ispezioni amministrative, verifiche contabili e certificazioni;
  • redazioni di stime e perizie di parte;
  • assistenza e consulenza per istruttoria finanziamenti;
  • arbitrati e ogni altro incarico di composizione della controversia.

 

I consulenti del lavoro, conclude la circolare, sono quindi in ogni caso obbligati ad effettuare l’adeguata verifica della clientela, registrare e conservare i dati e formare il personale ove esistente. Inoltre, sono vincolati, fatte salve le specifiche esenzioni, all’osservanza di tutte le norme contenute nel D.Lgs. 231/2007, in considerazione del combinato disposto degli artt. 43 e 16, comma 1, del suddetto D.Lgs. 231/2007, che, tra l’altro, dispone in modo tassativo l’obbligo per i professionisti di effettuare l’adeguata verifica della clientela “quando vi è sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da qualsiasi deroga, esenzione o soglia applicabile”.

 

Il testo della circolare del Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro in materia di antiriciclaggio è disponibile al seguente LINK 

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