Consulenti del lavoro, fari puntati sul versamento del Tfr

di Gabriele Ventura - 2 dicembre 2016

Modalità di versamento del Tfr e della liquidazione al lavoratore in caso di operazione societaria o cessione di contratto. Su quest’aspetto, in particolare, si sofferma il parere della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, a cura di Tommaso Siracusano, che affronta la problematica che riguarda gli obblighi di versamento del trattamento di fine rapporto al fondo di tesoreria, gestito per conto dello stato dall’Inps, e la conseguente liquidazione al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro ovvero in caso di anticipazioni, al verificarsi di un passaggio del lavoratore stesso da un’azienda a un’altra a seguito di operazione societaria, come acquisizione di ramo d’azienda, incorporazione e così via, o di cessione di contratto.

Il parere della Fondazione studi prende le mosse dalla circolare Inps n. 70/2007, laddove prevede che, nel caso in cui, sempre a seguito di operazione societaria o cessione di contratto, si realizzi il passaggio presso un datore di lavoro non tenuto al versamento del contributo in esame di personale in precedenza alle dipendenze di datore di lavoro assoggettato allo stesso obbligo, il nuovo datore di lavoro sarà tenuto ad effettuare il versamento del contributo limitatamente a tale personale.

Tale indicazione è integrata dall’Inps con il messaggio n. 21062/2009, che precisa che il nuovo datore di lavoro, pur rimanendo complessivamente estraneo alle disposizioni di cui all'art. 1, commi 755 e successivi, della legge n. 296/2006, ne diviene destinatario anche in assenza del requisito occupazionale previsto dalla norma (almeno 50 addetti), con esclusivo riguardo al personale transitato.

Nel caso in cui la ditta cedente non abbia effettuato il licenziamento del lavoratore essendo transitato a seguito di operazione societaria che ne ha comportato la prosecuzione del rapporto senza soluzione di continuità, spiega la Fondazione studi, non avendo liquidato al lavoratore il Tfr l’azienda cedente non ha nulla da conguagliare con i contributi dovuti al Fondo e agli enti previdenziali né pertanto nulla da dichiarare in merito ad una eventuale incapienza degli stessi. Non conta, poi, che la ditta cedente sia successivamente fallita e che gli adempimenti di legge siano transitati in capo al curatore.

Nel caso in cui, invece, i lavoratori siano stati licenziati dall’azienda cedente e non siano interessati dall’operazione societaria, gli adempimenti rimangono in carico all’azienda cedente e spetta dunque al curatore predisporre e inviare la dichiarazione di incapienza.

In particolare, il curatore dovrà fornire:


  • l’elenco dei lavoratori con diritto alla liquidazione del Tfr dal Fondo di Tesoreria;

  • eventuali pagamenti di Tfr, maturati nel periodo di versamento al Fondo di Tesoreria, già erogati dall’azienda ai lavoratori, non risultanti dai flussi contributivi trasmessi all’Inps;

  • notizie su eventuali vincoli giuridici gravanti sul Tfr (contratti di cessione del quinto dello stipendio/delega di pagamento con garanzia accessoria sul Tfr, pignoramenti, ecc.);

  • dichiarazione in merito all’eventuale insinuazione al passivo fallimentare di quote di Tfr imputabili al Fondo di Tesoreria.

Infine, conclude il parere, in caso di situazione contributiva corretta, anche in assenza di riscontro da parte del curatore fallimentare, la stessa sede procederà all’inserimento nella procedura di pagamento delle pratiche di Tfr dei lavoratori licenziati.

 

Gabriele Ventura

@gabrivent

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