Caos voucher: l'abolizione con riserva lascia le imprese senza regole da seguire

di Michele Chicco - 22 marzo 2017

Con l'abolizione dei voucher, il decreto legge emanato in fretta dal governo Gentiloni si è portato via tutta la regolamentazione del lavoro accessorio, sebbene fino al 31 dicembre 2017 sia possibile sfruttare i ticket già comprati nei primi mesi dell'anno. Morale della favola: chi decide legalmente di pagare i propri collaboratori con i voucher potrà farlo senza dover seguire alcuna regola perché erano proprio le norme abrogate a disciplinare "gli aspetti essenziali del lavoro accessorio: definizione, campo di applicazione, sanzioni, aspetti previdenziali". A denunciare la contraddizione è stata la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro che ha presentato un'agile analisi nella quale fissa i punti critici del decreto legge del 17 marzo 2017, recante “disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti”. 

Il decreto - emanato per scongiurare il referendum abrogativo sui voucher sostenuto dalla Cgil e in agenda il 28 maggio - ha cancellato dalla normativa italiana l'esistenza dei buoni per le prestazioni di lavoro accessorio, ma ha permesso alle imprese che avevano già alcuni ticket in pancia di poter continuare a pagare i propri collaboratori con i voucher 'fino a esaurimento scorte'. Insomma, da parte dell'esecutivo c'è stata attenzione verso quelle aziende che avevano deciso, magari a inizio anno, di fare una scorta di buoni da usare nel corso dei 12 mesi: se non fosse stata concessa loro la possibilità di consumare i ticket queste società avrebbero visto svanire il loro investimento per un colpo di spugna improvviso del governo. Sarebbe stato davvero troppo; ma l'esecutivo concedendo la possibilità di sfruttare i voucher in pancia per il 2017 si è dimenticato - completamente - di estendere anche tutta la regolamentazione che fissava i precisi paletti per l'utilizzo dei buoni per le prestazioni di lavoro accessorio. 

Il caos. La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, probabilmente per scongiurare una mole di lavoro eccessivo a fine anno, è stata costretta a lanciare l'allarme sperando che un tempestivo intervento del governo possa mettere una toppa, ora o in sede di conversione in legge del decreto. "Nel caso di attivazione di voucher acquistati sino al 17 marzo 2017, ci si troverà di fronte alla necessità di gestire un rapporto di lavoro privo di una disciplina propria. Anzi, senza regola alcuna", scrivono nella loro analisi. Ovviamente le conseguenze sono tante e investono sia i collaboratori che potranno godere di minori diritti e sia le aziende che saranno costrette a navigare a vista: "Un eventuale conflitto connesso alla conduzione del rapporto di lavoro accessorio, per qualsiasi ragione o causa, non troverebbe alcun riferimento normativo cui ancorare il giudizio e la risoluzione del conflitto stesso", denunciano i Consulenti. 

Un aspetto preoccupante di tutta questa storia è legato alle sanzioni. Si è quasi nel paradosso: i buoni per il lavoro accessorio sono stati combattuti dai sindacati per favorire una più stabile posizione lavorativa dei collaboratori occasionali e l'intento, diciamo così, era mettere qualche briglia in più alle imprese. Con l'abrogazione dei voucher, invece, per i prossimi nove mesi chi sfrutterà questa tipologia atipica di contratto non dovrà rispettare i vecchi limiti, nemmeno quello che imponeva la "comunicazione preliminare di sessanta minuti prima dell’inizio della prestazione, sanzionandone pesantemente l’eventuale omissione (da 400 a 2.400 euro in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione)". Come spiegano i Consulenti del lavoro, infatti, "a rigor di legge" la comunicazione preventiva è volata via insieme alle altre disposizione e con lei anche la pesante sanzione: non essendo più obbligatorio l'avviso diventerà va da sé più complicato dimostrare l'orario di partenza della collaborazione in caso di controlli.

"Appare perciò evidente la necessità di un intervento correttivo", bacchettano i Consulenti del lavoro che chiedono di colmare "il vuoto normativo" con l'introduzione almeno di un "regime transitorio di vigenza delle norme altrimenti abrogate, entro gli identici limiti previsti per l’utilizzabilità dei voucher". E di certo risuonano deboli le rassicurazioni del ministero del Lavoro che ha affidato a un comunicato la replica ai consulenti, sostenendo come "nel periodo transitorio" restino in vigore quelle norme che sembrano proprio essere state abrogate con il decreto legge del 17 marzo. Come se non bastasse, ad alimentare la polemica, infine, arrivano le richieste di intervento normativo da parte di chi i voucher li ha utilizzati per anni: diverse divisioni territoriali della Coldiretti hanno evidenziato come le prestazioni di lavoro occasionale in agricoltura siano caratterizzanti e ora chiedono al governo di "individuare immediatamente uno strumento ad hoc che sostituisca i voucher". I coltivatori diretti del Veneto, del resto, sottolineano come la possibilità di usare i voucher sia stato molto apprezzata nel mondo dell'agricoltura, in tutta Italia: "In nove anni - hanno spiegato - lo strumento ha visto quintuplicare le richieste da parte delle imprese". Che non vorrebbero fermarsi proprio ora. 


Michele Chicco

@mchicco

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