Aidc: “Ecco le ragioni per cui la proroga non ci sarà”

di La Redazione - 14 giugno 2016

Il consiglio direttivo dell’Aidc (Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili) chiede “rispetto e parità di regole e trattamento” spiegando in un lungo comunicato le ragioni per cui la tanto attesa proroga delle scadenze fiscali “non ci sarà”. Una voce critica quella dell’associazione di categoria che si aggiunge al duro comunicato diffuso dall’Ungdcec. Di seguito il comunicato stampa integrale dell’Aidc.

Giunti all’11 giugno, il Viceministro Enrico Zanetti – Dottore Commercialista (o ex Dottore Commercialista?) – ritiene di dover intervenire sui social network per “spiegare” alla categoria che la proroga non ci sarà, secondo una sua personale visione e le “voci” che gli sono giunte…

È per tutti noi offensivo ricevere dal “nostro” Viceministro l’affermazione: “Mi dicono gli uffici che, a ieri sera (9 giugno sera, pertanto) nessuna richiesta ufficiale era ancora pervenuta da parte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti”.

Ma come? Da aprile si sono alzate voci a chiedere la proroga quale gesto di rispetto e attenzione.

Molte voci si sono alzate, anche attraverso quei “social” tanto amati e frequentati dal nostro Viceministro.

I Sindacati, Anc, Ungdcec e Aidc, ciascuno a suo modo, hanno chiesto la proroga per rispetto ai colleghi rappresentati.

L’Ordine di Milano nel corso di un convegno partecipatissimo anche per la presenza dello stesso onorevole Zanetti, ha proprio a questi direttamente consegnato una motivata richiesta di proroga. Era il 20 maggio e in quel momento il Viceministro non si è sentito inadeguato destinatario della richiesta, non ha ritenuto insufficiente la rappresentatività dell’Ordine dei Milano, non ha richiesto che altrettanta domanda pervenisse dal Consiglio Nazionale affinché venisse presa in considerazione nelle stanze dei bottoni.

È stata invece prorogata la scadenza del modello 730, primo vero appuntamento di verifica del buon lavoro dell’amministrazione finanziaria in ordine al modello precompilato, modello che tanti problemi sta avendo e tanti ne sta dando proprio a quei professionisti che ancora una volta si devono adeguare alle imposizioni dell’Agenzia delle Entrate, del Mef e del Governo, che ormai fanno un tutt’uno in contrapposizione alla categoria dei Dottori Commercialisti ed ai contribuenti-cittadini tutti.

Il modello 730, inizialmente già rinviato al 7 luglio, è stato poi ulteriormente prorogato al 23 luglio, senza tanto clamore, e i cittadini si vedono così ogni anno rinviare la restituzione in busta paga dei crediti loro spettanti e liquidati proprio dal modello 730.

Perché non è sufficiente l’espressione del disagio e delle difficoltà da parte di una categoria dedita in misura sbilanciata al servizio della comunità sociale affinché il Governo intervenga a consentirle una maggiore tranquillità di operare ed una serenità di ben compiere per i propri clienti, cittadini e contribuenti proprio di quello stato tiranno?

Ricordiamo a cosa devono in questo periodo far fronte i professionisti che operano nel campo contabile-fiscale:

gli adempimenti ordinari (tra i quali le liquidazioni Iva scadono proprio il giorno 16 di ciascun mese);

la liquidazione di Imu e Tasi che scade proprio il 16 giugno;

l’assistenza ai clienti sul modello 730 precompilato, per lo più errato;

la collaborazione con i funzionari dell’Agenzia delle Entrare per portare a termine l’operazione di adesione alla collaborazione volontaria “volunatry disclosure”.

È indubbio e noto che il sistema fiscale italiano sia mal strutturato e sovraccarico di adempimenti, alcuni ripetitivi e duplicati, altri addirittura inutili.

Ed è per questo motivo che il “decreto semplificazioni” allo studio del Governo ha in animo di ridurre e rimodulare le scadenze fiscali, con l’obiettivo finale di rendere più equo e gestibile il sistema nel suo complesso.

E anche in relazione a ciò non dobbiamo disconoscere con quanta voce e forza proprio i professionisti da tempo ne hanno fatto richiesta (perché non ricordare proprio l’incontro avuto al Mef tra il nostro Viceministro – allora sottosegretario - ed i sindacati di categoria che hanno consegnato a sue mani un documento specifico e ben motivato sul tema delle scadenze fiscali? Era il 10 settembre 2014).

Perché ci dimentichiamo che proprio lo scorso anno, nel difficile periodo della voluntary disclosure, la proroga concessa di tre mesi per la presentazione delle relazioni e della documentazione è stata in piena ed arbitraria autonomia accompagnata da un allungamento di 12 mesi del periodo per l’accertamento?

Il Viceministro Zanetti non può in questa occasione scaricare la responsabilità della mancata trattazione della proroga sul Consiglio Nazionale della categoria alla quale fino a poco tempo fa è appartenuto e dalla quale vuole attingere consenso. E il Consiglio Nazionale deve essere più vicino agli iscritti e farsi, in ogni caso, attivo portavoce del malessere della categoria. A tutti i costi!

Ma in tutta questa vicenda

La politica, di categoria e non, stia fuori.

Che non si strumentalizzi il “lavoro sporco” dei tanti professionisti che per alcuni, ormai troppi, mesi all’anno, per il bene dei clienti, si mettono alle dirette dipendenze di un’amministrazione pubblica che non solo non li remunera ma neppure li considera.

No, caro Viceministro Zanetti, non si fa così.

No, cara Agenzia delle Entrate, non si fa così.

E no, caro Governo, non è così che puoi raggiungere qualche migliore risultato se continui a relegare le buone menti all’alienazione degli adempimenti mal regolamentati.

Fateci ben lavorare per consentirci di collaborare davvero nel pieno delle nostre forze e capacità alla ripresa del paese che non passa certo dalla dichiarazione dei redditi e dagli studi di settore per come sono attualmente regolamentati.

Ancora una volta chiediamo rispetto e parità di regole e trattamento. Fino a che non si arriverà a regolamentare adeguatamente gli adempimenti fiscali e le relative scadenze, qualsiasi disagio e difficoltà negli “operatori” merita la massima attenzione, il dovuto rispetto e, se utile, la concessione di una proroga.

 

La Redazione

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