I commercialisti offrono la pace al Mef, 12 richieste per evitare lo sciopero

di Michele Chicco - 25 gennaio 2017

Dodici richieste, messe nero su bianco una dopo l’altra: sono le condizioni che i commercialisti italiani hanno posto al Mef per evitare lo sciopero proclamato dalle sette sigle sindacali.

Più di uno spiraglio aperto dai professionisti che aspettano adesso risposte politiche: da parte delle associazioni, scrivono in una nota congiunta, “non è stata esclusa ancora la possibilità di evitare l’astensione a fronte di precisi impegni assunti dal Mef e dall’Agenzia delle Entrate, che siano finalizzati ad intervenire per superare alcune delle criticità dell’attuale sistema fiscale nell’interesse non solo del lavoro dei professionisti, ma di tutti i cittadini contribuenti ed imprese”.

Morale: se vengono accettate le condizioni verrà revocato lo sciopero in agenda per otto giorni, dal 26 febbraio al 6 marzo.

Ad avere il dossier tra le mani è il vice ministro dell’Economia, Luigi Casero, che lavora fianco a fianco con il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi. I commercialisti fanno dodici “richieste urgenti con immediata applicazione normativa” e in via XX Settembre hanno chiesto tempo per riflettere. In agenda è stato già fissato per la prossima settimana un incontro durante il quale Mef e Agenzia delle Entrate dovrebbero presentarsi con delle risposte, ci si può immaginare, efficaci.

Ma cosa chiedono le sigle sindacali? Come detto le richieste sono una dozzina: si va dal nuovo spesometro - che si vorrebbe a scadenza semestrale nel 2017 e annuale dal 2018 - alla contabilità per cassa che, scrivono nel documento, deve costituire un "nuovo regime naturale per le imprese minori, ma in via opzionale per 5 anni" deve rimanere "anche il vecchio regime semplificato per competenza".

Oltre alle proposte più urgenti, i commercialisti hanno portato nelle stanze romane anche un pacchetto di riforme più di sistema e la richiesta, in questo caso, è di metterne tempestivamente in cantiere la discussione. Si vuole riflettere, tra le altre cose, sulla “razionalizzazione del calendario fiscale” e sulla “certezza del diritto e delle regole”, passando per un “riconoscimento del ruolo del commercialista” e per la revisione del “regime sanzionatorio antiriciclaggio, soprattutto per errori formali, snellimento degli adempimenti e ruolo del commercialista all’interno della normativa”.

In generale, insomma, tra le necessità urgenti e a medio-lungo termine si punta a semplificare lo scenario fiscale italiano. "Se verrà accolto il nostro pacchetto di dodici proposte, soprattutto con l'abolizione dell'Iva trimestrale, siamo disposti a non effettuare lo sciopero", ha spiegato ieri il presidente dell’Anc, Marco Cuchel. L’apertura delle sigle sindacali non è di facciata, ma le associazioni di categoria vogliono dal Mef “condizioni idonee ad una revoca”, altrimenti tra un mese sarà confermata la chiusura degli studi in tutta Italia. La diplomazia è al lavoro: dopo aver incassato l’ok del Garante per lo sciopero, la revoca della manifestazione potrà avvenire al massimo cinque giorni prima dell’inizio. Conti alla mano, la deadline è fissata per il 21 febbraio. 

Vai al Comunicato Stampa congiunto Associazioni 24 gennaio 2017

Vai al Documento Associazioni - Incontro Mef 24 gennaio 2017

Vai alla Nota della Commissione di Garanzia sciopero

 

Michele Chicco - Giornalista

@mchicco

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