Miani punta alla modifica dell'ordinamento professionale, al centro le specializzazioni

di Michele Chicco - 23 febbraio 2017

L’argomento in agenda è fissato da tempo e ora c’è anche l’intesa con il ministero della Giustizia per mettere mano all’intero sistema. Il neopresidente dei commercialisti italiani, Massimo Miani, lo aveva spiegato in campagna elettorale e lo ha ribadito dopo l’investitura di via Arenula arrivata una settimana fa: il nuovo corso parte – anche – da una riforma complessiva della professione che passi soprattutto dalla valorizzazione delle specializzazioni. È il vero cruccio di Miani che già nella scorsa consigliatura si era speso per la realizzazione delle scuole di alta formazione in tutta Italia. “A breve – ha annunciato lo stesso presidente in un’intervista a Italia Oggi – apriremo un tavolo al ministero della Giustizia per la modifica del nostro ordinamento e l’introduzione delle specializzazioni professionali”.

Era nell’aria che sarebbe successo presto, anche perché il riordino della normativa professionale era una vera priorità all’interno del programma che ha permesso a Miani di vincere le elezioni e di diventare il numero uno dei commercialisti italiani. “Non è più rinviabile un aggiornamento del d.lgs. n. 139/2005, che tenga conto della riforma delle professioni e del sistema delle specializzazioni”, si leggeva ben chiaro come prima delle quattro direttrici sulle quali è stato costruito il suo manifesto elettorale:

-       riforma dell’ordinamento e riorganizzazione della struttura del Consiglio nazionale;

-       rafforzamento dei contenuti specifici della Professione;

-       miglioramento dei servizi agli Ordini e agli Iscritti;

-       sviluppo e tutela della Professione.

Per questo, archiviata la fase emergenziale della trattativa sullo sciopero definitivamente revocato, adesso il Consiglio a guida Miani partirà alla realizzazione dei punti in programma, incominciando proprio dal tavolo alla Giustizia per puntellare l’organizzazione della professione. L’idea è quella di modificare la legge che sancisce la nascita dell’Ordine dei commercialisti per contrastare la proliferazione di albi, quello dei commercialisti e dei revisori contabili, registri ed elenchi che, si leggeva proprio nel programma di Miani, “mirano a includere soggetti che esercitano funzioni che già sono ricomprese nelle competenze proprie della nostra Professione (esecuzioni immobiliari, revisori legali, amministratori giudiziari, revisori enti locali, curatori fallimentari, esperti valutatori)”.

L’obiettivo è la difesa del sistema ordinistico, visto come il solo in grado di assicurare le garanzie deontologiche legate ai percorsi formativi, agli obblighi di aggiornamento e alla vigilanza ministeriale. “Gli studi professionali – veniva spiegato proprio nel programma della lista vincente – verranno assistiti con una serie di iniziative strategiche volte a valorizzare la specializzazione dei Commercialisti nell’esercizio delle funzioni ausiliarie in ambito giudiziario, nei settori della mediazione, dall’amministrazione giudiziaria e delle procedure concorsuali”.

Insomma, tutto per proiettarsi verso il futuro, provando a immaginare, come ha recentemente ricordato anche il viceministro dell’Economia Luigi Casero, quale possa essere il ruolo del commercialista nel 2020-2025. Secondo Miani, per evitare che il processo venga subito dalla categoria e per favorire – al contrario – politiche incisive in grado di anticipare quelli che saranno i cambiamenti irrevocabili, occorre puntare “decisamente al riconoscimento e alla valorizzazione delle specializzazioni”. La consapevolezza dell’allargamento delle aree di intervento dei professionisti dei conti – dai rapporti con i privati cittadini a quelli con le imprese, con enti pubblici e istituzioni, fino alla tutela dell’interesse pubblico – spinge il Consiglio, come emerge dalla linee programmatiche, ad ampliare le competenze dei propri iscritti per permettere di “accogliere le opportunità offerte da potenziali nuove aree di attività”.

Per farlo, ovviamente, bisogna scommettere sulle scuole di alta formazione, sulle specializzazioni e sull’aggiornamento professionale. Altrimenti il rischio è veder scappare via il treno delle opportunità: con il tavolo al ministero della Giustizia si metterà in cammino la macchina per rispettare la road map disegnata dal Miani in campagna elettorale. Come ha spiegato lo stesso presidente a Italia Oggi, “il percorso di modifica prevede la suddivisione dell’albo nei vari settori di specializzazione”, in modo tale da avere ben chiare le competenze a disposizione e i buchi da tappare. Dopo questo primo screening arriverà dal ministero della Giustizia “un regolamento ad hoc”. La strada è tracciata.

 

Michele Chicco

@mchicco

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