Azienda e tecnologia: il campo delle possibilità

di Alessandro Donadio - 5 dicembre 2013

Quando quella “cosa” gialla e calda cominciò a muoversi, non capivamo cosa fosse. Come potevamo gestirla. Non avevamo mai visto una cosa del genere.

Era calda, caldissima a giudicare dalle urla di dolore emesse dal mio compagno che cercò di afferrarla. Ecco, non si poteva afferrare. Era lì, davanti a noi, viva e sinuosa. Ma non potevamo afferrarla, portarla via.

Emetteva una luce che non avevo mai visto, diversa da quella del giorno. Potevo sentirne il calore pur stando a distanza.

Ma come l’avevamo prodotta? Insomma, come potevo rifarlo altrove, ogni volta che ne avrei avuto bisogno?

Lui stava giocando con dei sassi, li sbatteva forte uno contro l’altro. E poi una specie di goccia gialla è caduta su quelle foglie. Forse se ci provo riesco a ricrearlo…

Potremmo scaldarci di notte, e stare a caccia per tempi più lunghi. Scaldandoci nelle fredde notti sotto gli alberi. Potremmo forse dormire tranquilli, quella cosa terrebbe lontani gli animali.

Forse potremmo…


La persona e la tecnologia

Improbabile che questo insight così importante per la nostra storia evolutiva possa essere avvenuto in quel modo. I nostri progenitori non avevano la capacità cognitiva e di ragionamento che ho attribuito al personaggio nel racconto.

Eppure quella scoperta ha dovuto generare qualche pensiero in più, mosso dallo splendore e dalla originalità di quell’evento. Forse in qualche individuo, con maggiore propensione alla curiosità, alle domande.

La natura umana è questo. Di fronte ad un evento completamente estraneo alla nostra esperienza si producono diverse e importanti reazioni: paura, sgomento, certo. Ma anche curiosità, sperimentazione (si è bruciato una mano tentando di afferrarla), e poi la domanda. Cosa me ne posso fare? Come posso beneficiarne? Come posso riprodurlo?

Domande che ci permettono di trasformare dei meri strumenti, o elementi con qualità proprie, in tecnologie che ci permettono di fare cose nuove. Risolvere problemi come non avremmo potuto fare prima.

La tecnologia non è quindi l’insieme di strumenti, elementi, ambienti che abbiamo a disposizione in un contesto umano. Quanto più il rapporto di valore che si genera fra la persona e quegli strumenti.

La tecnologia è quindi l’opportunità generata dall’interazione fra uno strumento e la domanda: cosa me ne posso fare?


Aziende e tecnologie

Quando mi trovo a supportare anche i più semplici processi di sviluppo organizzativo, il rapporto con la tecnologia si pone immediatamente come una criticità da superare. Resistenza da rimuovere.

Ma in questi termini non si esce dall’empasse se non con importanti costi organizzativi.

Certo quando parliamo di tecnologia intendiamo immediatamente quel set di strumenti informatici come pc, tablet, smartphone che ci permettono azioni di computazione, registrazione, memorizzazione, con livelli quantitativi inimmaginabili fino a pochi anni fa. Ed è certamente vero.

Ma oggi, con l’avvento di Internet e l’era del Social non possiamo ridurre la tecnologia a pochi strumenti di elaborazione. In sé il concetto di tecnologia diviene molto più ampio e forse più attinente a quello di contesto: un nuovo e articolato campo delle possibilità che chiede alla persona e all’azienda di porsi delle domande legate alla propria organizzazione, al proprio business.

Certo esiste come nel caso del fuoco chi non si avvicinerà, chi si brucerà confermando la sua resistenza a quell’innovazione, ma anche chi (e questo è certamente richiesta al manager/capo) si porrà e farà porre delle domande.

In questi termini, e vista l’ampiezza degli strumenti a disposizione, mai come oggi la tecnologia non è un vincolo determinato dalle caratteristiche degli strumenti, ma un reale campo delle possibilità nel quale organizzazioni e persone possono pescare per riprogettare la propria azione: individuale e collettiva.

Non serve qui ricordare di come la tecnologia in senso lato sia già dentro le organizzazioni da molto tempo. E di come ogni tentativo di produrre delle evoluzioni sia sempre accompagnato da difficoltà di ordine sociale, più che tecnico e strumentale.

Di qui per me diventa importante che aziende e persone, si concentrino non sugli strumenti ma sugli obiettivi organizzativi che si devono raggiungere. La tecnologia come “campo delle possibilità” è già lì con tutta la sua portata.


Ma di quale tecnologia parliamo?

Non è in intento di questa riflessione andare sul piano tecnico, ma forse dobbiamo anche cercare di capire di quale tecnologia parliamo quando ci riferiamo alle aziende in questo specifico contesto storico e sociale.

Intanto tutte quelle funzioni di cui abbiamo detto prima, tipiche degli strumenti informatici di prima e seconda generazione, sono assolutamente nel campo di cui parliamo.

Ma ciò che cambia di molto il piano è certamente Internet e la sua portata dirompente soprattutto in termini culturali. Parrebbe un paradosso, ma non in realtà non è così.

Se c’è un effetto reale che la rete ha prodotto su ognuno di noi è proprio nella concezione delle dinamiche di relazioni. Relazione fra persona e “dato” e fra persona e persona.

Questo nuovo ecosistema ha visto l’avvento dell’iper-individuo. No, non si tratta del superuomo Nietzschiano, ma di una dimensione che espande alcune capacità o attitudini che l’individuo possiede già nel suo DNA sociale.

Intanto oggi l’individuo è iper-informato. Come possibilità autonoma si intende, ma ognuno può trovare quasi tutto ciò che cerca. Vi sono fonti ampie per raccogliere informazione, sapere, esperienze da utilizzare.

Poi l’individuo è iper-connesso. I social network hanno ampliato la dimensione relazionale di cui la persona poteva disporre. Con tutti i rischi e le riserve circa l’ampliamento irresponsabile di questa rete, siamo di fronte ad un’opportunità e ad un contesto sociale che cambia tutto.

Siamo iper-territorializzati. Non ci serve muoverci per “viaggiare”, lavorare, relazionarci. Non importa dove siamo fisicamente, possiamo operare interattivamente con chiunque da qualsiasi luogo.

Potremmo andare avanti elencando altre qualità che compongono l’iper-individuo contemporaneo, ma aggiungerebbe poco. Quello che si capisce bene però è come questo iper-individuo di fatto sia ognuno di noi, e di come questo potenziale possa essere portato in azienda per produrre benefici innegabili.

Il tema vero però è come le aziende oggi possano portare questo iper-individuo nel sistema organizzativo che di fatto invece lo restringe, contiene, di sicuro non utilizza al meglio.

Le organizzazioni da sempre svolgono un’azione limitativa del potenziale umano. Tutto il management del ‘900 ha risposto alla necessità di restringere il campo della discrezionalità dell’individuo, di controllarlo per governare la complessità che è la persona.

Ma oggi le domande sul tavolo sono molto diverse da quelle del secolo scorso. Oggi noi dobbiamo:

  • risolvere problemi quotidianamente e velocemente (le organizzazioni sono delle problem solver naturali);
  • innovare processi, prodotti, modalità, con bassi livelli di investimento capitale, e anche qui a velocità altissima (la resilienza e l’adattamento sono le competenze distintive di ogni organizzazione eccellente);
  • rispondere alle richieste del cliente che sono sempre più di relazione e supporto.

    A queste domande si risponde con l’innovazione “tecnologica” più imponente che la contemporaneità ci ha messo a disposizione: la collaborazione.

    Non parlo qui della sola propensione delle persone a lavorare in modo collaborativo. Ma dell’approccio manageriale ed organizzativo che disegna processi e mette a disposizione strumenti che abilitano questa competenza.

    A ben guardare quell’insieme di strumenti che l’iper-individuo ha già a disposizione gli permettono di giocare su un campo che è proprio il contrario dell’individualismo, ma più propriamente quello della collaborazione con altri individui impegnati sullo stesso campo di gioco, o di lavoro.

    Per portare più a terra questa riflessione: se introduciamo uno strumento di condivisione di documenti e file di progetto, non ampliamo semplicemente la capacità di archivio dell’individuo, ma la collaborazione delle persone in termini di produzione, scrittura, e lettura di quei documenti.

    Scrivere insieme su un’applicazione wiki determina l’efficientamento delle azioni individuali, tiene allineato il livello di aggiornamento delle persone sul processo. Le aiuta a coordinare le azioni successive.

    Se lanciamo una community di pratica su temi tecnici core, possiamo condividere informazioni tecniche formative a tutti i membri che possono poi discutere insieme su come renderli operativi, scambiare best practices, far emergere errori di interpretazione.

    Studiare il setting giusto di strumenti tecnologici e digitali a partire dalle domande a cui l’azienda deve rispondere per prosperare, vuol dire mettere in campo un processo di sviluppo organizzativo.

    Vi sono obiettivi, pratiche manageriali (collaboration), strumenti orientati a generare valore continuo.

    In questi termini la tecnologia è a seconda di come la si guarda: un contesto operativo, una serie di strumenti, una leva di cambiamento.

    Insomma il campo dell’opportunità che si è aperto oggi ci porta vedere la tecnologia come abilitatore di capacità umane di cui le organizzazioni hanno oggi bisogno come l’aria: partecipazione, proattività, collaborazione, intelligenza.

    Guardiamo meglio… il fuoco che vediamo danzare davanti a noi oggi è l’opportunità, attraverso la tecnologia, di rilanciare il vero fattore che fa di un’organizzazione un’esperienza vincente: la collaborazione.

    Qualche lettura di approfondimento:


    Alessandro Donadio

    @Ale_Donadio

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