Perché lo Studio professionale oggi richiede un leader?

di Mario Alberto Catarozzo - 28 febbraio 2014

Un tempo nello studio legale c’era il dominus, nello studio del commercialista o del consulente del lavoro il titolare. Lo Studio prendeva avvio dall’iniziativa del singolo professionista, che come primo atto apponeva il proprio nome fuori dalla porta.

Quasi tutti gli studi professionali hanno avuto avvio da lì; qualcuno ha visto più generazioni passarsi il testimone, in ogni caso il compito di dare l’imprinting allo studio era nelle mani del fondatore.

A turno dallo studio passavano praticanti, collaboratori, a volte professionisti junior, ma senza, di solito, scalfire l’impostazione accentrata del titolare che, in prima linea, macinava lavoro, spesso con l’atteggiamento del tuttofare.

Più volte abbiamo sottolineato come i tempi cambiano e anche questa impostazione accentratrice e da “libero battitore”, debba in futuro lasciare il passo ad una impostazione del lavoro di team. Si è visto come oggi sia necessario per lo studio professionale organizzarsi, specializzarsi, in modo da essere più competitivo sul mercato e avere maggiori chance di crearsi un brand e posizionarsi sul mercato in modo stabile. Così come lo studio generalista man mano perde posizioni e appealing agli occhi dei clienti, allo stesso modo il ruolo del titolare-boss sta cominciando a scricchiolare all’interno delle organizzazioni.

Per essere efficienti è necessario essere organizzati e per essere organizzati è necessario avere chi si prende cura dell’organizzazione, non solo dal punto di vista logistico e materiale (abbiamo visto nell’articolo precedente a tal proposito il ruolo dell’office manager), ma anche e soprattutto dal punto di vista della creazione del gruppo di lavoro, della gestione dello stesso e della direzione da imprimere al business di studio.

In ambito aziendale si suole distinguere la figura del manager da quella del leader. Ora che lo studio sta assumendo dimensioni e logiche vicine a quelle prettamente imprenditoriali, possiamo mutuare da tali ambiti la distinzione e fare un po’ di chiarezza per capire se e come essa possa valere anche in una organizzazione di Studio.

Il primo passo per un cambiamento adattivo alle mutate condizioni del mercato passa necessariamente da una nuova mentalità, prima che da una nuova organizzazione materiale. Prima di fare il salto verso la forma associata di studio e, più in generale, verso la condivisione del lavoro e dei progetti con soci e collaboratori è necessario fermarsi un attimo e fare prima di tutto il punto con se stessi per capire chi siamo oggi, quali valori ci spingono nell’agire quotidiano e quali obiettivi ci poniamo di raggiungere. Solo dopo saremo pronti a selezionare i nostri compagni di viaggio e condividere davvero con loro il percorso. Scelte superficiali, affrettate e poco ponderate, altrimenti, potranno risultare alquanto rischiose e, a volte, estremamente stressanti, per non dire disastrose.

Fatto questo salto culturale, sarete pronti a fare quello materiale, logistico e organizzativo. Una volta creata la squadra per salpare in questa avventura professionale mai così sfidante come in questi anni, sarà necessario avere ben chiari i ruoli che ciascuno avrà nella traversata. Chi va in barca a vela sa quanto sia importante che l’equipaggio sia coordinato e abbia ben chiaro il proprio ruolo e compiti. Qualcosa di analogo dovrebbe accadere anche in uno studio professionale. Molti penseranno che in studio da loro è già così. Bene, speriamo. Per esserne sicuri fate la prova del nove: fate semplici domande ai vostri collaboratori e soci:

  • Sai quali sono gli obiettivi che ci siamo posti per questo 2014?
  • Sai come puoi dare valore aggiunto al team di studio?
  • Hai chiaro il perimetro della tua azione?
  • Conosci le mie aspettative (specifiche) sul tuo lavoro?
  • Conosci i punti di forza del nostro studio?
  • Ti senti partecipe delle sorti dello studio come se fosse tuo?
  • Sei orgoglioso di lavorare in questo studio?
  • Conosci i valori-giuda dello studio?

E in tutto questo la leadership che ruolo ha? Di guida! Se tutti sono ai remi o sottocoperta, chi avrà il compito di indicare la direzione, tenere la rotta e comunicare al resto della ciurma come vanno le cose durante la navigazione? Chi avrà il polso della situazione sotto tutti i punti di vista? Chi motiverà il gruppo e saprà intervenire prontamente all’occorrenza? Il leader, già il leader. Ben diverso, quindi il ruolo che spetta oggi al titolare, rispetto al ruolo di capo/boss di un tempo, che affrontava la traversata in solitaria, nonostante avesse imbarcato (è proprio il caso di dirlo) una ciurma, più o meno selezionata.


Può interessarti anche: L’office manager in studio, nuova figura per un “vecchio” ruolo


Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat

0 Commenti :

Commento

Captcha