Array, lo studio “non associato” che mette in rete i professionisti

di Luigi Piscitelli - 14 marzo 2014

Unire le competenze di diversi professionisti senza però condividere uno spazio fisico: è questa la filosofia che contraddistingue Array, un gruppo informale di avvocati indipendenti che ha dato vita a uno studio legale con una struttura a rete. Una sorta di “studio non associato” come lo definisce Carlo Piana, membro fondatore e avvocato con 20 anni di esperienza nell’It law. “Ho iniziato la mia carriera in uno studio tradizionale, diviso in dipartimenti – racconta Piana –. Nel 2000 sono uscito e ho creato un’altra struttura sulla stessa falsa riga. Avrei avuto anche l’occasione di diventare socio in qualche studio importante, ma sentivo la necessità di qualcosa di più creativo, per non disperdere quel patrimonio di competenze e di collaborazioni che avevo accumulato nel tempo. Così ho pensato insieme ad altri professionisti a una struttura a rete, in cui tutti i nodi sono allo stesso livello e indipendenti.

In pratica, le varie competenze vengono messe in comune quando è necessario e si focalizzano per una specifica esigenza. “Questo per esempio ci permettere di realizzare una serie di iniziative di marketing in comune, mantenendo però una certa indipendenza – prosegue Piana –. In questo modo riusciamo a coniugare l’efficienza di una boutique, con una maggiore potenza di fuoco rispetto al singolo professionista”.

Array è specializzato nella consulenza e assistenza specialistica, anche giudiziale, nei campi delle Tecnologie dell’Informazione, dei Media e delle Telecomunicazioni, in controversie civili, penali, amministrative e procedure Adr. Ogni “non socio” dello studio – attualmente sei professionisti – segue indipendentemente diversi clienti, mentre alcuni (ad oggi circa 30) sono comuni a tutti i componenti. “In Italia, gli studi che operano in questo campo sono due o tre, ma hanno alle spalle grosse strutture, con costi di gestione superiori – sottolinea Piana –. Il nostro costo orario pertanto risulta essere competitivo se non inferiore rispetto a un socio di una struttura tradizionale. Inoltre, questa organizzazione ci permette di avere una maggiore efficienza e anche una maggiore flessibilità”.

Ma oltre ai lati positivi della “dematerializzazione”, esistono anche alcuni aspetti negativi. “In primo luogo, abbiamo lo svantaggio di non avere una struttura forte alle spalle – aggiunge ancora Piana –. Soprattutto, però, il regime burocratico italiano non favorisce questo tipo di organizzazione, anche a causa delle troppe fatture da emettere per i diversi professionisti. Uno spazio leggero, ma al tempo stesso trasparente, in Italia non è possibile”. A riprova di quanto sia difficile mettere in piedi una struttura simile a quella di Array, in Italia esiste soltanto un altro concorrente che lavora nello stesso campo. All’estero la situazione non è molto differente, anche se sono presenti network di avvocati che però non propongono gli stessi servizi legali.

Nato nel 2009, lo studio fondato tra gli altri da Piana oggi ha fatto qualche passo in più per implementare i propri servizi. “Ci siamo dotati di strumenti informatici in comune e abbiamo rafforzato le iniziative di marketing – conclude –. Oggi inoltre esiste anche una sede fisica ufficiale nella quale è possibile incontrarsi se si ha la necessità di farlo, situata presso Palazzo Serbelloni a Milano.

 

Luigi Piscitelli

@L_Piscitelli

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