La terribile immagine del Commercialista

di Andrea Arrigo Panato - 8 settembre 2014

Recentemente sui social si è sviluppata una interessante conversazione con alcuni amici da cui è emerso quanto ormai la figura del commercialista o del professionista in generale (consulente del lavoro, avvocato, ecc.) sia assimilata sempre più a quella del consulente di direzione da un lato (preparazione, qualità, professionalità del personale di studio, conoscenza del settore, tempestività, ecc.) e dall’altro a quella di un terzista (gestione contabilità esterna, tempi lenti, burocrazia, basso prezzo).

È emerso inoltre che la professionalità evidenziata o richiesta non è scindibile per il cliente (o almeno per chi ha partecipato alla conversazione) dalla qualità della gestione dello studio professionale.

Qualche anno fa provai a coinvolgere amici e lettori su una pericolosa questione: come viene percepita la figura del commercialista?”.

Chi ha risposto alle mie sollecitazioni ha espresso la sua opinione anche in maniera molto diretta e cruda. Ancora oggi gli spunti emersi sono utili e preziosi e mi ritrovo a ringraziare moltissimo tutti gli sconosciuti e spesso spietati partecipanti a quello che era nato come un simpatico esperimento.

Vi riporto, per provare a distanza di tempo a riprendere quella discussione, alcune delle frasi più interessanti (e a volte divertenti) che sono servite in Studio per una riunione davvero stimolante. Le critiche raccolte provengono molto probabilmente da consulenti e piccoli imprenditori, non rappresentano quindi un campione statistico:

  • ...accolgo d'istinto la sua richiesta su come percepiamo il commercialista... pensando al nostro, mi verrebbe da dire: “Passacarte!”;
  • le segretarie rispondono al telefono con la professionalità con cui Franca Valeri chiamava “mammà”. Se il titolare dello studio alle 10 non è in ufficio non rispondi “non è ancora arrivato” come per intendere che probabilmente è in giro a cazzeggiare o al bar o ancora a letto a dormire. Non va bene. rispondi che è impegnato, che è fuori ufficio, qualsiasi cosa, ma non che non s'è ancora fatto vivo;
  • servirebbe sicuramente maggiore consulenza programmatica, non solo comunicazioni in merito all'importo delle tax/iva da pagare o magari arrivare a novembre e sentirmi dire che ci sono problemi! Vorrei avere un occhio a medio termine e non gestire solo il quotidiano;
  • fiducia, competenza, organizzazione: in tre parole la sintesi del rapporto con il mio commercialista;
  • il mio commercialista? Un amico, un compagno di viaggio;
  • come è percepito il commercialista? Sicuramente io lo vedo poco trasparente, molto poco propenso a far capire al proprio cliente quello che sta facendo e/o quello che intende fare. Forse un po’ presuntuoso in un certo senso… perché continua a parlare con i termini tecnici senza considerare che l’utente in quel momento non è un suo collega;
  • dal punto di vista del praticante (che io fui) il dottore commercialista è uno spremiagrumi;
  • la percezione che si ha all'esterno del professionista? Lavora per il fisco ma lo pago io!

Soprattutto l’ultima affermazione la trovo rivelatrice del perché ormai troppo spesso per molti clienti la leva principale sia il prezzo.

E voi cosa ne pensate? La crisi ha cambiato qualcosa? Quale futuro per questa martoriata professione?

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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