Professionisti o imprenditori? Dove sta andando la professione

di Mario Alberto Catarozzo - 4 febbraio 2015

La domanda è quanto mai pertinente: oggi chi intraprende una professione “intellettuale” rivestirà i panni del professionista o dell’imprenditore?

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo: beh ma che differenza c’è? Tanta, eccome. Il professionista, soprattutto secondo la dizione più tradizionale del termine, si occupa di contenuti, gestisce articoli, commi, clausole, scadenze, adempimenti. L’imprenditore, invece, organizza un’attività diretta a produrre business.

 

IL PROFESSIONISTA DEL FUTURO

Il professionista del 2015 necessariamente dovrà avere più anime: una old style “tecnica”, dove metterà a frutto gli anni di studio e di pratica e farà il professionista in senso stretto; una news style dove penserà al business. Dovrà in quest’ultimo caso saper organizzare strumenti e persone, pianificare attività e fissare procedure di lavoro. Il professionista, in sostanza, sarà quota parte anche manager e imprenditore.

In passato tutto ciò non era indispensabile e, soprattutto, era implicito, quindi legato alle attitudini personali del singolo. Oggi, invece, queste attività devono essere esplicitate, valorizzate e coltivate. Anche lo studio professionale, come un’azienda, necessita di diversi “reparti” che sviluppino attività e adempiano a funzioni un tempo sconosciute allo studio. Pensare che possa fare tutto l’avvocato in prima persona, o il commercialista è oggi anacronistico.

Come in un’azienda, c’è necessita di una suddivisione delle funzioni, così oggi accade nello studio professionale, indipendentemente dalle dimensioni. Ci sarà dunque bisogno di qualcuno che si occupi della comunicazione dello studio e del suo marketing, di chi si occupi della gestione dei locali e della struttura di studio (office manager); di chi si occupi del sito internet e degli aspetti tecnologici; di chi metta mano all’amministrazione e di chi si occupi delle attività strettamente professionali.

 

ADDIO PROFESSIONISTA TUTTOFARE

Questo vuol dire che l’epoca del professionista tuttofare è finita? Sì, con buona approssimazione, possiamo rispondere affermativamente. Il professionista che si faceva carico di tutto (soprattutto negli studi di piccole dimensioni), sempre di più scomparirà dalla scena. Le ragioni sono molteplici: da un lato, perché le attività diventano così complesse da richiedere competenze specifiche; dall’altro, perché le strutture organizzative di studio viaggiano verso le forme associate o societarie che, come tali, richiedono ruoli e funzioni per suddivise.

Il professionista che comprava i computer di studio, che si occupava di rinnovare l’abbonamento delle riviste tecniche, che gestiva l’approvvigionamento della cancelleria di studio, che si improvvisava arredatore e comunicatore, dovrà lasciare il passo a figure dedicate.

 

ORGANIZZARE PER RAZIONALIZZARE E OTTIMIZZARE

Intendiamoci, questo non vuole necessariamente dire aumento dei costi. O meglio, vorrà anche dire aumento dei costi, ma contestualmente riduzione degli sprechi (di tempo e di opportunità). Secondo il detto che “ciascuno deve fare il proprio lavoro”, il professionista dovrà d’ora in poi occuparsi di ciò che sa fare, affidandosi in studio o fuori a soggetti specializzati nelle altre attività. I risultati saranno certamente migliori in termini qualitativi e anche più mirati e quindi business oriented.

Vedo spesso, invece, testi pubblicitari improbabili comparire su riviste e magazine, evidentemente scritti da chi non è del settore, che in tal modo non solo non ottiene il risultato promozionale sperato, ma addirittura spreca occasioni, tempo e denaro.

Stesso discorso per l’organizzazione di studio: non dovrebbe essere qualcosa che si improvvisa, bensì uno strumento strategico per far viaggiare lo studio ad alti regimi, evitare sprechi e migliorare la vita, professionale e non solo, dei collaboratori. Anche qui spesso si assistono a tentativi organizzativi improntati al “partiamo e vediamo”, piuttosto che a qualche principio di organizzazione e management base.

 

QUALI SCELTE COMPIERE DUNQUE?

La conclusione è che essere organizzati e avere una mentalità business oriented con attitudine manageriale è fondamentale anche per il professionista. Ciò vuol dire che il professionista o si forma adeguatamente e dedica una quota parte del suo tempo a queste attività, che rientrano a pieno titolo nelle sue funzioni, oppure si affiderà a specialisti. Ciò che non può più avvenire è improvvisare o lasciare andare.

Ricordiamoci sempre che scegliere una forma organizzativa piuttosto che un'altra per lo studio non è solo una questione giuridica, ma anche strategica, manageriale e di business.

Nello studio-impresa del futuro la formazione continua, l’organizzazione interna (organigramma, funzionigramma, procedure), la mentalità business oriented, le skill comunicative e gestionali, la conoscenza del web saranno pilastri del background professionale, come in passato lo sono stati gli studi giuridici, fiscali, economici.

 

Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat

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