Le Scuole di Alta Formazione cambieranno la professione?

di Andrea Arrigo Panato - 13 aprile 2015

Il Cndcec ha recentemente annunciato la nascita delle Scuole di Alta Formazione. Questo progetto è successivo e coerente con l’approvazione, da parte del Consiglio nazionale, del nuovo regolamento della formazione professionale continua della categoria, che ha previsto una separazione tra aggiornamento e formazione.

 

OBIETTIVI DICHIARATI

La promozione di percorsi formativi altamente qualificati ha quali obiettivi dichiarati:

  • creare nuove opportunità di lavoro per i commercialisti;
  • migliorare la qualità delle prestazioni professionali offerte dagli iscritti nei nostri Albi;
  • accelerare sulla via della specializzazione;
  • tutelare e rafforzare la natura ordinistica della professione.

 

COSTI E VANTAGGI

“I commercialisti – sottolinea il consigliere nazionale delegato all’Università e Tirocinio, Massimo Miani potranno accedere ai corsi di alta formazione a costi contenuti rispetto a quelli di mercato. Le nostre scuole assicureranno un livello qualitativo dell’offerta formativa tale da garantire ai partecipanti non solo il mantenimento delle proprie competenze e capacità professionali, ma anche il loro accrescimento nelle aree in cui decideranno di “investire in conoscenza”.

 

MERCATO E OFFERTA FORMATIVA

L’ingresso del Cndcec in maniera cosi strutturata nel mercato della formazione professionale creerà non poco scompiglio nel settore. Distorsione di mercato o tutela del pubblico interesse? Si vedrà. È la prima volta credo che si tenta una operazione cosi radicata sul territorio e capace di rafforzare il coordinamento nazionale anche attraverso importanti finanziamenti dal Cndcec agli ordini locali (si parla di circa 2 milioni di euro).

 

UNO SGUARDO AL FUTURO

Quello che più colpisce è la visione ben chiara del futuro della professione. Dopo anni passati a combattere battaglie di retroguardia senza peraltro riportare significativi risultati, si veda per esempio (una per tutte) la caporetto di questi giorni sul 730, questa riforma almeno nelle intenzioni proietta la professione in un futuro fatto di studi di maggiori dimensioni, di specializzazioni (rincorrendo in questo gli avvocati), di formazione pianificata per migliorare la qualità del servizio e non fatta in maniera estemporanea al solo fine di terminare la raccolta punti.

Lo confesso, nonostante le perplessità di natura “politica” che non possono non cogliere un vecchio liberale, sono positivamente colpito. Se l’operazione andrà in porto comporterà, per chi saprà sfruttarla, una profonda accelerazione di quelle tendenze già oggi presenti nel mercato dei servizi professionali.

Le principali tendenze di mercato, che solo una burocrazia bizantina sta frenando, spingono tutte verso imprese più grandi con gestione contabile e fiscale ordinaria interna ( si pensi anche solo agli effetti della fattura elettronica) e studi speculari di medie dimensioni a gestire lo straordinario con specializzazioni ben definite.

I piccoli studi sopravviveranno? Riusciranno a restare competitivi e a rinnovare il ruolo del commercialista quale primo consulente di fiducia dell’imprenditore?

Quello che è certo è che la professione tra 5 anni non sarà più la stessa.

 

Andrea Arrigo Panato

@commercialista

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