Professionisti-manager: è questo il futuro?

di Mario Alberto Catarozzo - 13 novembre 2015

Il libero professionista, che sia avvocato, commercialista o consulente del lavoro (per rimanere nell’area tax e legal) non è un manager. Partiamo da qui.

Storicamente, la libera professione era, e rimaneva lungo tutto il suo percorso, una professione intellettuale organizzata intorno alla figura del professionista. L’eventuale organizzazione di studio rimaneva come propaggine del professionista titolare, che dava il nome e metteva la faccia.

Acqua sotto i ponti ne è passata e l’oggi porta novità importanti e dirompenti, come un fiume in piena porta tronchi d’albero e macigni. Già, perché se per decenni nulla o quasi si è mosso nella professione, di colpo l’onda di piena del cambiamento sta travolgendo lo scenario che stancamente eravamo abituati a vedere.

Oggi l’organizzazione di studio eccome se serve. Il titolare fuoriclasse rimane sempre importante, ma sempre meno determinante sulle sorti del business. Il “faccio tutto io” non funziona più per diverse ragioni:

  • complessità del lavoro;
  • velocità con cui il cliente pretende le risposte;
  • adempimenti burocratici e non solo, asfissianti;
  • richieste di “specializzazione” o pseudo tali;
  • aumento esponenziale della competizione.

 

SI APRONO LE PORTE AGLI STUDI PROFESSIONALI DEL FUTURO

Come saranno? Beh, la risposta non è semplice, certamente possiamo ipotizzare cosa richiederà il mercato e, di conseguenza, cosa il professionista dovrà fare per rimanervi dentro.

La parte del leone la farà certamente la tecnologia: non è difficile pensare che l’engagement del cliente avverrà sul web, dunque sarà indispensabile avere un ottimo sito internet di studio e renderlo visibile sui motori di ricerca.

Il passaparola, motore da sempre del business del professionista continuerà certamente, ma sul web. Dunque una efficace presenza sui social media sarà centrale.

L’esigenza di risparmiare tempo sarà al centro del rapporto professionista-cliente. Ecco che le soluzioni tecnologiche, quali aree riservata sul sito dove mettere la documentazione di scambio professionista-cliente sarà un plus che distinguerà i professionisti quanto a modalità di erogazione della consulenza.

Altra esigenza per il cliente sarà risparmiare, accanto al tempo, fatica nella relazione. Cosa ci può essere di meglio di vedersi in videoconference, oltre che dialogare tramite app di studio? Ecco l’importanza di una dotazione tecnologica dello studio, con possibilità di fare videoriunioni in sala riunione, di lavorare in contemporanea sullo stesso documento e di tenere costantemente informato il cliente tramite l’app. Ecco materializzarsi il web 3.0, dove sono le informazioni a raggiungere il destinatario, senza necessità che questo si attivi.

Cosa cercherà d’altro il cliente? Soprattutto il cliente business? Un partner, questa è la risposta! Il professionista che si limiterà a fare le paghe, a gestire la contabilità rischierà di sparire, in quanto non potrà dare un valore aggiunto al suo cliente e i margini di guadagno su queste attività andranno assottigliandosi fino a sparire del tutto.

 

LA CONSULENZA FARÀ LA DIFFERENZA

Dunque? Sarà la consulenza a fare la differenza, a rendere i professionisti diversi tra di loro evitando le pratiche di dumping. Ma nella consulenza, ricordiamocelo sempre, non andrà più compresa solo quella strettamente giuridica e fiscale. Il professionista che si limiterà a ciò, sarà un esecutivo delle richieste del cliente. Utile, certo, ma non sufficiente. E allora che fare? Innanzitutto specializzarsi, focalizzarsi su un settore, una materia, una expertise. In secondo luogo, allargare l’ambito della propria consulenza ad aree limitrofe a quella giuridico-fiscale. Si apre qui il grande scenario delle competenze manageriali, gestionali, organizzative, comunicative.

 

COSA CHIEDERÀ IL CLIENTE?

Il cliente gradirà relazionarsi con chi potrà aiutarlo a trecento sessanta gradi a fare business. Amerà pagare chi non solo gli risolve problemi (utile), ma anche a chi gli procura occasioni di business, chi lo saprà affiancare e guidare nelle scelte.

Il professionista cambierà pelle a quel punto e diventerà un consulente globale (non un tuttologo), ma un consulente che ha una visione ampia del business e non solo legata alla propria competenza.

Infine, le competenze manageriali, da coach, saranno indispensabili anche all’interno dello studio professionale, divenuto oramai una piccola azienda, con ruoli, funzioni, deleghe, responsabilità, budget previsionali, bilanci, marketing e comunicazione da gestire, piani di crescita dei dipendenti, gestione delle location.

 

Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat

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