Dal cambiamento alla rinascita

di Sandra Paserio - 10 dicembre 2015

Quando una persona sente di dover cambiare, spesso non sa da dove partire. Si sente confusa e vede i tasselli della propria vita sparpagliati sulla scrivania come pezzi di un puzzle, che sembrano non combaciare mai. È questo il momento più difficile, ma anche quello più importante. Da lì si può solo risalire. Questo è quello che ho provato quando ho iniziato il mio percorso di cambiamento.

Adesso, che sono passati 10 anni da quel momento, sorrido e vedo le cose in modo diverso. Allora mi sembrava tutto nero e l’idea di non avere più certezze mi sconvolgeva; oggi, lo ricordo come uno dei momenti più importanti, perché da lì c’è stata la rinascita.

Con dieci anni in più sulle spalle, affronto i problemi in modo oggettivo e conosco delle tecniche che mi aiutano a trovare più facilmente delle soluzioni e gestire al meglio sia lo stress che il cambiamento.

Allora non era così, ma posso dire che abbattere i propri limiti mentali, mi ha portato a vedere le cose con occhi diversi e a scoprire che non esiste solo il bianco e il nero, ma anche molte sfumature di grigio che possono essere delle soluzioni migliori rispetto quelle estreme.

Ma è proprio quando sei lì, con gli occhi puntati sui pezzi di puzzle che rappresentano la tua vita, che il tuo cervello incomincia a lavorare e a proporti delle soluzioni nuove a cui non avevi mai pensato.

Il problema è proprio nostro. Non chiediamo aiuto al nostro cervello e ci accontentiamo della prima soluzione che ci viene in mente. Non ci rendiamo conto che quella soluzione è quella che il nostro cervello ha memorizzato nel passato ed era stata catalogata e messa a disposizione per essere estratta alla prima occasione. Dobbiamo chiedere di più, sforzandoci e allenando la nostra mente a trovare un ventaglio di soluzioni possibili per poi analizzarle e trovare la migliore per la risoluzione del problema.

Quando ho voluto riorganizzare il mio studio, sono partita dalla fotografia di quello che avevo, per poi pensare alle soluzioni possibili per ottimizzare i processi. Mi sono detta:

  • Quali sono le attività che vengono svolte in modo ripetuto all’interno dello studio?
  • È possibile informatizzarle?
  • Possiamo trovare degli strumenti per velocizzare i tempi per la loro esecuzione?
  • Quali sono le difficoltà che trovano i collaboratori nell’espletamento delle pratiche?
  • Si possono svolgere le cose in modo diverso?
  • Esistono alternative?

Domande, domande, domande.

È questo il trucco per far andar bene le cose.

Farsi delle domande, per poi lasciare libera la mente di trovare delle soluzioni.

Se dedichiamo del tempo per “migliorarci”, quel tempo non può essere considerato un costo, ma un investimento.

Il problema è proprio questo: rincorriamo le giornate dietro la quotidianità, a svolgere delle pratiche che potrebbero essere delegate e ci dimentichiamo che il nostro compito, in qualità di professionisti o di imprenditori, è un altro.

Noi, e solo noi, siamo quelli che possono tracciare la strada e guardare la rotta che deve essere seguita. E invece cosa facciamo? Esattamente il contrario.

Perdiamo tempo dietro le piccole cose e non ci rendiamo conto che stiamo navigando nel mare aperto e che, perdere la bussola, vuol dire non raggiungere nessuna meta.

Sembra assurdo, lo so. Ma è quello che facciamo quasi ogni giorno.

È per questo che oggi, con i miei 10 anni in più sulle spalle, mi fermo e dedico del tempo a pianificare il futuro del mio studio. Sono convinta che solo così, uno studio può evolversi e innovarsi anticipando il fabbisogno dei propri clienti.

 

Sandra Paserio

@StudioPaserioS

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