Il modello “Uber” per i professionisti: opportunità o minaccia?

di Mario Alberto Catarozzo - 24 febbraio 2016

È di questi giorni la notizia che nella Silicon Valley è stata lanciata una nuova piattaforma (marketplace) che ha lo scopo di mettere in contatto gli architetti con i loro clienti. In particolare il progetto – tra l’altro di due italiani trasferitisi negli Usa – si propone di mettere in “gara” le soluzioni progettuali degli architetti che possono rispondere alle richieste dei clienti che hanno necessità di fare o arredare la propria casa. I clienti possono avere le più disparate necessità, come costruire la casa, oppure ristrutturarla, o semplicemente arredarla; stessa cosa per chi ha necessità di arredare o ristrutturare un negozio, un’azienda, un’attività commerciale.

Si chiama Cocontest (www.cocontest.com) e funziona sinteticamente così: l’utente posta la propria richiesta specificando le aspettative e le disponibilità di spesa; gli architetti o designer iscritti (gratuitamente) alla piattaforma possono partecipare con il proprio progetto.

A questo punto l’utente può decidere di acquistare i progetti che ritiene più utili alle proprie necessità. Da questo momento l’utente può decidere se e con quale professionista realizzare il proprio progetto.

 

L’AVVERSIONE DEGLI ORDINI PROFESSIONALI

Come possiamo immaginare, questa novità ha creato non poche polemiche e vere e proprie levate di scudi di chi è decisamente contrario a questa direzione che potrebbe intraprendere la professione. C’è chi parla di mercificazione, di una lotta al ribasso e di una perdita di dignità della professione.

 

IL FUTURO È IN QUESTA DIREZIONE?

A prescindere dalle posizioni di chi è d’accordo e chi contrario a un tale strumento di sviluppo del business, la vera domanda che ora ci dovremmo porre è se questa strada rappresenta l’inesorabile evoluzione della professione (ora di architetto, domani dell’avvocato, del commercialista e del consulente del lavoro).

Abbiamo più volte affrontato come le professioni stiano affrontando una vera e propria trasformazione epocale. Il passaparola, che fino a oggi ha accompagnato la professione come principale canale di engagement di nuova clientela, è destinato a essere sostituito da altri strumenti e il web rappresenta senza dubbio il futuro anche per le professioni.

 

QUALE ERRORE NON VA COMMESSO?

I professionisti e i relativi ordini professionali hanno bisogno di prendere atto che il cambiamento è inesorabile e la velocità con cui avviene è senza precedenti. La società, e quindi i clienti dei professionisti, stanno affrontando un cambio culturale importante, che inevitabilmente si riversa nella relazione cliente-professionista. Lamentarsi non serve a nulla e indignarsi neppure.

Ciò che riteniamo sia utile fare è prendere coscienza di ciò che sta accadendo e cercare di aggiornare la professione alle nuove necessità dei clienti e ai nuovi strumenti per l’esercizio professionale. Ciò non vuol dire procedere senza regole, anzi esattamente il contrario. Solo che le regole devono essere adeguate al contesto sociale, alle nuove dinamiche della concorrenza e alle nuove esigenze dei clienti. Meglio poche regole, chiare e adeguate al contesto sociale, che tante, anacronistiche e di difficile applicazione. Il rispetto dell’onore, decoro, dignità della professione deve rimanere un caposaldo per tutte le professioni, solo che la loro determinazione è strettamente legata alla sensibilità e cultura del momento storico.

 

FARE SQUADRA: UN PRINCIPIO CHE VALE ANCHE PER I PROFESSIONISTI

I professionisti sono da sempre ontologicamente liberi battitori. Sembra quasi che la parola “libero”, sia sinonimo di “solitario”. Anche qui la cultura che per decenni ha accompagnato le professioni dovrebbe fare un passo in avanti e adeguarsi ai nuovi tempi. Anche i professionisti dovranno accettare l’idea che l’unione fa la forza, ma non solo in termini di “corporazione”, quindi di Ordini professionali, ma anche per come viene esercitata la professione. La soluzione probabilmente porterà verso studi professionali associati, organizzati con logiche manageriali e imprenditoriali.

Se questo cambio culturale avverrà, ecco che la competizione non potrà che portare a un aumento della qualità delle prestazioni, come ogni sana competizione in un libero mercato comporta. Laddove invece il nuovo mercato verrà affrontato con la vecchia mentalità, ecco che le conseguenze non potranno che essere distorsive: ribasso dei prezzi, calo della qualità, mercificazione delle prestazioni.

 

Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat

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