“Italia Semplice”, al di là degli slogan?

di Morena Ragone - 23 giugno 2014

Ripensare le istituzioni della Repubblica e definire una organizzazione dell'ordinamento democratico e dell'apparato pubblico più semplice, meno costoso e in grado di dare risposte ai fabbisogni delle comunità locali”: l’incipit roboante di “Italia Semplice”, l’Accordo interistituzionale concluso un paio di settimane fa - per esattezza, il 5 giugno - tra Governo, Anci, Upi e Conferenza delle Regioni sembra tratto dal nostro personale libro dei sogni.

Chi non vorrebbe una PA semplice, leggera, trasparente, accessibile?

Questi, a detta del Governo, i cardini su cui si muoverà la riforma della pubblica amministrazione, avviata con la Legge n. 56/2014 recante “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni” e con questa lettera ai pubblici dipendenti, che individua le tre linee d’azione del Governo nelle innovazioni strutturali sul personale, nei tagli agli sprechi e riorganizzazione dell’Amministrazione, negli Open Data come strumento di trasparenza, semplificazione e digitalizzazione dei servizi.

L’Italia ha potenzialità incredibili”, ci ricorda il comunicato stampa del Governo, e questo è un dato difficile da confutare: la ricchezza del nostro “patrimonio” - culturale, artistico, turistico, enogastronomico, etc... - è tale, che se solo volessimo metterlo a frutto potremmo fare molto di più e molto meglio.

È quindi, come in molti casi accade, una questione di volontà, la cui carenza, spesso, viene veicolata come “incapacità, inabilità, inidoneità”.

Così non è, quasi mai.

Proprio per questo, non posso che guardare con la fiducia e l’ottimismo che mi caratterizzano, che l’esperienza ha reso cauti, alla nuova azione di Governo per la riforma di una burocratizzata amministrazione pubblica, consapevole - a qui gioca la “maturità” - delle difficoltà, ma anche delle opportunità che essa presenta.

Nell’accordo di Governo sono cinque le dimensioni strategiche su cui lavorare in  sinergia, nel rispetto della sussidiarietà verticale:

  • ripensare l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni sul territorio;
  • valorizzare il capitale umano quale elemento vitale della capacità della PA di dare risposte certe in tempi rapidi;
  • semplificare per crescere, ridefinire e rendere semplici le procedure;
  • puntare alla digitalizzazione come unica forma di dialogo tra PA, cittadini e imprese;
  • rafforzare open data e trasparenza come elementi ordinari dell’agire pubblico.

Per ciascuna delle cinque dimensioni strategiche, l’Accordo prevede la condivisione di obiettivi tangibili:

  1. l’organizzazione territoriale della PA va ripensata partendo dalla legge n. 56/2014 tramite una “interlocuzione stabile tra gli enti e le comunità”, che permetta - mi sia consentito, al di là della logica del “supermercato” di cui si è parlato - a ciascuno di esprimere i propri, differenti bisogni;
  2. il superamento della visione compartimentale, e l’idea di una PA come complesso di enti e persone organizzate per i bisogni di una collettività, con mobilità, staffetta generazionale, revisione della dirigenza pubblica, nuove modalità di accesso e, per effetto, retribuzioni orientate a merito e performance;
  3. riduzione dei procedimenti autorizzativi - in realtà, già prevista dalla Direttiva “Bolkestein” 2009/123/UE - standardizzazione delle procedure, eliminazione dei certificati, Agenda per la Semplificazione condivisa tra gli Enti, cantiere permanente per la Semplificazione - sulla base delle “100 procedure” proposte da cittadini e imprese;
  4. entro il 2014, standardizzazione dei data base e razionalizzazione dei sistemi operativi; entro il 2015, sistema pubblico di identità digitale e predisposizione di un sistema unico dei pagameni online; entro il 2016, diffusione della banda ultra larga su tutto il territorio e scomparsa della carta per qualsiasi comunicazione dalla PA;
  5. diffusione di dati relativi a indicatori, tempi, spesa, responsabili dei procedimenti e risultati di tutto l’agire pubblico. 

Obiettivi, tutti, completamente condivisibili, spesso già nelle Agende di precedenti Governi - penso all’abolizione della carta, il cui obiettivo è stato programmato e spostato un po’ da quasi dieci anni a questa parte.

Obiettivi non semplici, a dispetto del nome dell’Accordo, ma su cui vale la pena investire tempo, energie, competenze e risorse.

Si, anche queste ultime.

Con buona pace delle abusate clausole di invarianza di spesa.


Morena Ragone

@morenaragone

 

prev
next

0 Commenti :

Commento

Captcha